C’era una volta un uomo che per mestiere costruiva maschere. In città tutti lo conoscevano e tutti andavano da lui, proprio perché era il migliore. Non chiedeva mai un prezzo esorbitante per le sue maschere, l’unica cosa che chiedeva più del denaro era di poter fare anche un ritratto del cliente. Nessuno ci vedeva nulla di male e lo lasciavano fare. Tuttavia non permetteva mai che vedessero come fosse venuto. A quelli che lo domandavano rispondeva: “Cosa vi importa? Tanto è roba mia.”

Nessuno sapeva, quindi capitava di vederlo nel weekend seduto in una panchina della piazza principale a osservare la gente che passava. Stava ore a guardare: gesti, sguardi, tutto ciò che lo incuriosiva.

La sera, chiuso il negozio, lavorava fino a tarda notte alle sue maschere, le faceva di ogni colore e le decorava con ori e argenti, ritagliava smorfie di ogni tipo: tristi; felici;  arrabbiate ….

Un giorno si presenta al suo negozio un bambino che chiede una maschera per una festa. L’uomo rimane esterrefatto e in imbarazzo, perché mai nessun bambino si era presentato al suo negozio e quindi non ha maschere su misura per lui. Però si ripromette di farne una apposta per lui, ma chiede al piccolo di permettergli di fargli il ritratto in modo da avere un’idea. Il bimbo acconsente, tuttavia resta pochissimo, dopo poco infatti il signore gli dice di tornare domani a prendere la sua maschera.

L’uomo lavora incessantemente tutta la notte per fare una maschera, ma quando il bimbo torna al suo negozio non ha alcuna maschera per lui.

Si dice molto costernato per non aver potuto ottemperare alla richiesta e gli ridà il ritratto che aveva disegnato su di lui.

Il bambino non capisce e domanda come mai l’uomo non sia riuscito a realizzare la maschera e lui risponde: “Non avevo ispirazione, non riuscivo a trovarne una adatta a te; perché ancora sai  così poco della vita”.

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