Madonna Bresini tacque, qualche lacrima scivolò dai suoi occhi scuri, Fabio le porse cortesemente un fazzoletto, la donna lo guardò commossa e si asciugò le lacrime. Gli altri si voltarono verso Grossi, come per incitarlo a cambiare discorso. L’uomo sospirò e iniziò: “Io sono un archeologo e uno storico  nel mio tempo. Questi due saperi sono diventati essenziali da dove vengo io, non solo per avere memoria di ciò che fummo un tempo, ma anche per recupero di conoscenze perdute dall’umanità, nel corso del XXI secolo.”. Si volse verso Fabio: “Il mondo che ci avete lasciato è un mondo morente, con poche materie prime ormai. La violenza si è esaurita con la fine delle nazioni, ora l’umanità vive in una collettività nelle profondità della terra, dove ancora c’è l’acqua, in cui è possibile sopravvivere. Io esploro il mondo in superficie, alla ricerca di conoscenze che mancano: cerco la storia, la medicina, le scienze matematiche e quelle naturali. Tutto il sapere perduto il cui potenziale può essere d’aiuto alla causa.

Non sono finito per caso in questo posto, studiando la Storia ne sono venuto a conoscenza e ne cercavo un punto d’accesso, ho viaggiato per tutto il mondo o almeno in ciò che ne rimaneva e finalmente trovai un punto d’acceso nella città che una volta era chiamata Kyoto. In ciò che una volta era il castello Nijo, ho trovato delle rovine molto più antiche e in cui c’era una porta, sorpredentemente intatta e dietro questa, ho visto la luce.” concluse ridacchiando.

Fabio, però, era rimasto sconvolto dalla prima parte, benché tra un secolo lui sarebbe stato già morto, voleva sapere quale fosse stato il corso degli eventi che avrebbe portato alla drammatica fine del mondo che conosceva e ne chiese all’altro, ma prima che quest’ultimo potesse rispondere il vecchio Teramene risvegliatosi dal suo torpore si alzò di scatto dalla sedia e urlò: “NO!” e lanciò un occhiataccia al signor Grossi, il quale sembrò per un istante colpito e intimorito dalla reazione e poi rispose: “Temo di non poter rispondere alla tua domanda.”. Il ragazzo era allibito e espresse a chiare lettere la sua incredulità: “Lei non vuole dirmi, cosa ha distrutto il mondo che conosco, perché un vecchio che a malapena si regge in piedi le mette paura? Non importa quante persone sono morte nel frattempo e quelle si potrebbero salvare?”. Teramene rise forte poi lo interrogò: “Dimmi ragazzo, quante volte l’umanità ha riflettuto sulle proprie azioni e ha cambiato strada? Quante volte nella storia dell’umanità: violenze, ingiustizie si sono ripetute? Pensi, che conoscendo la verità potresti cambiare le cose?” e proseguì senza farlo rispondere: “La mia esperienza mi ha insegnato che le parole di uno non valgono niente e l’essere umano non impara dai propri errori.”. L’uomo teneva i suoi occhi su di lui con espressione truce, non sembrava affatto vecchio, nei suoi occhi si vedeva ancora una fiamma ardere.

Madonna Bresini si sollevò da terra, accompagnandosi con la veste, sposto le mani sui fianchi, puntò il dito indice a Teramene e tuonò: “Da quando hai perso il lume della ragione? Da quando hai perso fiducia in ciò che ci hai sempre insegnato? Cosa ti spinge a credere, che lui non possa cambiare le cose?”.

“E’ proprio il tentativo di cambiare le cose, che ci ha condotti qui o lo hai dimenticato?” abbaiò l’altro.

I due restarono in silenzio, continuando a guardarsi con rabbia. Gli altri componenti del gruppo li guardavano sbigottiti, però Fabio non aveva potuto ignorare che era la prima volta in cui, Madonna Bresini si rivolgeva a Teramene dandogli del tu. Questo comportava, che i due si dovevano conoscere già da tempo. Mentre succedevano tutte queste cose, il loro blocco si era mosso due volte e non si erano accorti pertanto, nel caos della discussione, che i blocchi erano ora allineati allo stesso piano.

 

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