Fabio si mise seduto e guardando l’uomo disse soltanto: “Io vorrei solo che tutto questo finisse.”. L’uomo rifletté un momento sulle sue parole poi lo rimproverò: “Ti comporti come un bambino, sei convinto che presto ti sveglierai e uscirai da questo incubo, pensi che la vita reale sia altrettanto più dolce e sicura di un sogno!? Ho vissuto in tempi in cui il sogno rappresentava una fuga dalla realtà, un momento di ristoro, prima dell’eterno riposo.
Ci saranno sempre momenti in cui la paura ti soffocherà e preferirai fuggire, ma se ti lasci dominare dalla paura, che senso ha la vita?”.
Il ragazzo si alzò in piedi furente e rispose ad alta voce all’uomo: “Vuoi darmi lezioni su come dovrei comportarmi, che sai tu di me? Non sai nemmeno come mi chiamo, non sai perché sono qui, come non lo so nemmeno io. Io so solo che ho visto morire un uomo, una brava persona e che la sua morte è stata solo colpa mia. Io ho paura, perché mi sento così impotente ed è frustrante. Non so cosa devo fare, mi ritrovo con tante domande e poche risposte, quindi non venirmi a dare lezioni, perché se vedo bene: chi tra noi due è in catene e ha speso il proprio tempo in una cella buia senza far niente!?”
L’uomo era rimasto senza parole, poi cominciò a ridere forte, addirittura si piegò in due, non riusciva a smettere, sotto lo sguardo confuso del giovane. Poi guardò verso di lui e disse sogghignando: “Lo sai, è la prima volta che qualcuno mi parla in modo così diretto e sincero.”. Si tirò su e con un inchino si presentò: ” Guglielmo da Cassino, cavaliere dell’ordine templare.”. L’altro rispose all’inchino e si presentò “Fabio Codessa.”.
“Dunque” proseguì ser Guglielmo “se ti dicessi, che ho organizzato un piano di fuga, mi aiuteresti a realizzarlo Fabio? Ti avverto però c’è possibilità che potremmo finire uccisi nel tentativo, ma sappi che non avrai una chance migliore di questa, se desideri svegliarti da questo incubo.”.
Fabio rifletté un attimo, effettivamente la prospettiva di una fuga da quella prigione era molto allettante, specie per non finire nelle mani di quell’aguzzino che l’avrebbe torchiato ancora, forse ucciso. D’altra parte lo attanagliava la paura di morire cercando di fuggire, ma cosa cambiava dall’altra opzione: nulla. Sarebbe morto lo stesso da solo, lontano da casa, senza aver potuto dire addio a nessuno. Occorreva scegliere, una scelta sia per vivere sia per morire e alla fine Fabio rispose: “L’aiuterò!”.
Sul volto del cavaliere si distese un sorriso e commentò: “Benissimo, diamoci da fare allora.”. Detto questo si tolse la catena dal piede, il ragazzo era incredulo, stava per chiedergli come avesse fatto, ma il templare lo anticipò:”O suvvia, non avrai pensato che nel mio soggiorno qui, non abbia avuto niente di meglio da fare, purtroppo per quelle alle mani non ho potuto fare niente, sono di una lega più densa.”.
Avanzò verso la porta, si mise sulla parete accanto e poi urlò: “Guardia! Il ragazzo qui sta cercando di ingoiarsi la lingua!”. E a Fabio bisbigliò: “Stai a terra!”.
Il ragazzo si sdraio a terra voltato dall’altra parte, la guardia aprì subito, non curandosi del cavaliere, che stava vicino alla porta. Si mosse di scatto verso Fabio, imprecando e poggiata l’arma lo girò di scatto. Il ragazzo lo guardò dritto negli occhi con una punta di malizia, il soldato resosi conto del proprio errore stava già aprendo bocca per chiamare aiuto, ma prontamente fu ammutolito da ser Guglielmo che gli strinse le braccia intorno al collo, talmente forte da romperlo. Il templare indicò la carabina al giovane e gli domandò a bassa voce: “Mai usata una?”. L’altro scosse il capo, ser Guglielmo lo tranquillizzò: “Non importa, spero che tu non lo debba mai fare, prendi lo stesso quell’arma e mettiti il suo berretto e inoltre vedi se ha anche le chiavi per togliere queste catene. Io farò il palo, ma cerca di sbrigarti, non abbiamo molto tempo.”. Si diresse verso la porta guardando fuori, Fabio non perse tempo, cominciò a cercare le chiavi e nel frattempo indossò il berretto. Trovò le chiavi, brillavano intorno alla cintura, le afferrò e andò verso il cavaliere. Tolte le manette, uscirono dalla stanza, procedettero con prudenza, restavano altre due sentinelle, una vicino alle scale e l’altra in fondo al corridoio. L’oscurità li favoriva, aprirono un’ altra cella, dentro c’erano due persone in catene, che appena videro ser Guglielmo si alzarono di scatto, il quale bisbigliò a loro: “E’ arrivata l’ora signori, adesso vi liberiamo, ci sono altri ancora da liberare qui, state al buio e occhi aperti.”. Si voltò verso Fabio a cui accennò di passare la carabina al prigioniero alla sua sinistra: aveva un uniforme militare, piuttosto malridotta, e portava una cappello con quelle che dovevano essere una volta piume. Non c’era dubbio, si trattava di un bersagliere.
Il ragazzo gli passò l’arma e l’altro lo ringraziò, controllo se fosse carica e poi si diresse alla porta. L’altro prigioniero stava dietro il templare, non sembrava interessato alla situazione, era più occupato a guardarsi i polsi segnati dalle catene. Ser Guglielmo fece segno a Fabio di seguire lui e il bersagliere, appena fuori il bersagliere volle sparare alla guardia, ma il cavaliere lo fermò, perché ciò avrebbe attirato l’attenzione dell’altra, la quale avrebbe dato l’allarme. Ripeterono lo stesso schema di prima, solo che stavolta il bersagliere fece la parte della finta sentinella e aprì un’altra cella. Ser Guglielmo chiuse di scatto la porta della cella in cui erano e attese, gli altri due lo guardarono con sguardo interrogativo, ma l’uomo non diede risposte. Si sentì un tonfo, il cavaliere aprì leggermente la porta della cella, la guardia in fondo al corridoio era a terra. Aprì completamente la porta e uscito dalla stanza e guardò dall’altra parte, anche l’altra guardia era a terra. Fabio era confuso, come era possibile aver messo K.O. le altre due sentinelle senza aver fatto alcun rumore. La spiegazione giunse, dopo aver fatto uscire tutti i prigionieri dal sotterraneo, si recarono verso la scala a chiocciola e lì alla luce, il ragazzo fece una scoperta sconvolgente, alcuni dei prigionieri non erano umani. Tre o quattro almeno. Fabio li guardò a bocca aperta e uno di loro, chiese: “Ma che cos’ha?”. Il cavaliere templare, in quel momento stava spiegando il piano d’azione e si voltò verso il suo protetto e scuotendogli la spalla esortò: “Fabio, non è il momento di divagare, resta concentrato, ok?”. Il ragazzo annuì con la testa, l’altro proseguì rivolto anche agli altri: “Dunque i nostri obbiettivi ora sono: liberare gli altri nella prigione e prendere controllo dell’armeria per recuperare l’equipaggiamento, tutto chiaro?”. Qualcuno obbiettò: “Non sarebbe il caso di occupare prima l’armeria?”. Ser Guglielmo affermò: “Se avessimo la forza nei numeri direi di si, ma siamo solo in nove e non tutti hanno capacità militari. Quindi è indispensabile aumentare di numero.”. E proseguì: “Ci sono almeno cento prigionieri qui, più della metà non sanno combattere, quindi le guardie all’interno sono di numero limitato, forse cinquanta. Il problema si pone per il cortile esterno, dove stanno le altre centocinquanta. Messer Lomar, il suo canto potrebbe riuscire a stenderle tutte?”. Chiese volgendosi verso uno dei non umani. Quello fece un passo avanti, avrà avuto la stessa età di Fabio, portava i capelli corti, la pelle del suo corpo era grigia, tranne sul collo. Questo infatti era molto rosso, si gonfiava e sgonfiava. Le orecchie avevano una curiosa forma a spirale.
Il giovane rilassò la gola che divenne sempre meno gonfia, poi con voce fioca disse: “Se si tratta solo di quelli del cortile, non ho nessun problema, ma se mi chiede di farlo anche all’interno, rischiate di essere colpiti anche voi” concluse sconsolato. Il cavaliere lo tranquillizzò: “Il cortile sarà sufficiente, grazie, mi raccomando voi altri cercate di disarmare le guardie, se non siete in grado di usare armi da fuoco, cercate di puntare a un combattimento corpo a corpo, intesi?”. Gli altri risposero in coro: “Si!”. Presero la scala a chiocciola e cominciarono a percorrerla lentamente, erano tutti tesi. Il cuore di Fabio batteva all’impazzata, stava per prendere parte alla sua prima battaglia e le probabilità di sopravvivere erano minime, visto che lui non aveva capacità di combattimento e a questo scopo Ser Guglielmo l’aveva incaricato di aprire il portone principale insieme alla signorina Marul, un’altra non umana, per dare al tempo a Lomar di mettere K.O. le guardie nel cortile. Giunsero alla fine della scala, il cavaliere stava davanti con un altro uomo, che il ragazzo non aveva avuto il tempo di conoscere, dietro di loro c’erano il bersagliere e il suo compagno di cella, gli unici con le carabine, poi stavano Fabio e gli altri quattro alieni. Ser Guglielmo si girò verso gli altri e con un sussurro chiese: “Pronti?”.







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