Fabio e il resto dei prigionieri fuggiti dalla prigione senza tempo, navigavano ormai da un giorno, si trovavano immersi in una nebbia molto fitta, non c’era vento ed erano senza meta. L’atmosfera tra l’equipaggio della nave era piuttosto pesante, cominciavano i malumori, le incertezze, le paure. Il vecchio Teramene non dava risposte, alle persone che gli chiedevano dove andare scrollava le spalle. Durante il primo giorno di viaggio, Fabio aveva avuto modo di parlare con Madonna Bresini, il signor Grossi e Teramene riguardo a quanto accaduto a messer Biscagli, nessuno lo incolpava della sua morte (non sapendo, che in realtà non lo era affatto!). Il signor Grossi però aveva preso uno spiccato interesse sul segreto della fantomatica “chiave”, che il ragazzo inconsapevolmente custodiva.
Il giovane stava anche imparando a conoscere anche gli altri suoi compagni di fuga. C’erano: Rickaeg e Tegret, i due alieni che avevano combattuto con lui nei pressi della porta principale della prigione; il bersagliere, Cesare Acerbi , sergente del 7° battaglione dei Bersaglieri; il giovane nobile austriaco Michael Von Schwarz. Questi erano quelli con cui aveva combattuto, poi conobbe durante il viaggio: Rodolfo De Rosa, un distinto uomo di circa cinquant’anni e storiografo; un gruppetto di sette vichinghi capitanati da Olaf, appartenevano a un equipaggio di almeno cinquanta guerrieri; il non umano Walcoh, mezzo uomo e mezzo toro; il suonatore di Lunna Deregi; Dan Gahalis, un esploratore spaziale del 26° secolo e il suo compagno di viaggio Petrox di una razza aliena, aveva l’aspetto umanoide, ma possedeva una fronte più alta e un grosso corno sul naso.
Questi erano finora quelli con cui aveva avuto modo di conversare, ve ne erano molti altri da diverse epoche, di ogni parte del mondo o da diversi pianeti. In quella mattinata, Fabio si avvicinò al signor De Rosa che scrutava dalla prua l’orizzonte, teneva sottobraccio il suo ombrello, che era riuscito a recuperare tra i suoi effetti personali alla prigione. Rodolfo de Rosa era del 19° secolo, per la precisione la Belle Epoque, aveva maniere cortesi ed era sempre molto affabile, ma insisteva a dare del lei al ragazzo e non del tu. Lo riteneva scortese, visto che non erano ancora in confidenza e non gli importava se lui era molto più grande, si trattava di una questione di rispetto. Fabio chiese al signor De Rosa, come fosse giunto in questo posto, l’altro lo guardò coi limpidi occhi azzurri e rispose: “Fui reclutato.”.
“Reclutato?”ripeté l’altro e proseguì domandando: “Da chi?”.L’uomo affermò: “Dal “mentore”.” E notando la confusione del ragazzo proseguì “Colui che creò questo posto, lo incontrai a un caffè, mi fece un’offerta che non potei rifiutare.” Anticipando la prossima domanda del giovane continuò: “Mi offrì la possibilità di venire qui a cercare le risposte ad alcune mie domande.”. Fabio annuì, ma incuriosito domandò al signor De Rosa: “E, se posso, quali sono queste domande? E ha trovato risposte?”. L’altro rise, anche se nella sua risposta ci fu una punta di stizza: “Lei è molto curioso signor Codessa.”. Il ragazzo si scusò per essere stato invadente, ma l’uomo lo tranquillizzò: “Non si preoccupi, è tutto a posto, diciamo che quando si arriva alla mia età, ci si fa qualche domanda sulla propria esistenza, ma non posso dirti di aver trovato risposte.” concluse amaro.
Rimasero senza dire una parola a guardare il grigio mare, ma presto la loro attenzione fu concentrata su un’improvvisa sferzata di vento, che diradò la nebbia, lasciando un mare improvvisamente mosso, nubi nere che si addensavano all’orizzonte. “Sembra che stia per arrivare un brutto temporale.” osservò serio il signor De Rosa e infatti incominciarono prima i tuoni, poi dal cielo piovvero, incredibilmente, delle meteore, ma quelle che a Fabio parevano meteore, erano in realtà gocce d’acqua. “Quella sarebbe pioggia!?” domandò scioccato Fabio. “Chiediglielo!” gli urlò sarcastico il signor Grossi, che tornava verso la poppa.
“Immagino, che questo non sarà utile” disse il signor De Rosa, osservando l’ombrello.
Corsero sotto coperta, insieme a molti altri, la nave tremava tutta e ogni volta che le gocce di pioggia la colpivano sembrava che stesse per affondare.
Un marinaio inglese scese sotto e urlò: “Ci serve aiuto per ammainare le vele! I più forti e più agili vengano su, ora!”
Rickaeg, Tegret, Walcoh, Olaf e i suoi compagni, Gahalis, Petrox, Marul, Madonna Bresini e altri che Fabio non aveva avuto modo di conoscere salirono su. Il ragazzo, stava accanto a De Rosa, voleva essere anche lui d’aiuto. De Rosa stava seduto con le mani poggiate sull’ombrello poi sussurrò all’altro con un sorriso: “Ci sono momenti in cui bisogna soltanto saltare, perciò salti!”. Il giovane allora andò verso la scala, per un istante si volse verso l’uomo, il quale gli fece un cenno con la testa, come per dire “avanti!”.
Fuori era l’inferno, la tempesta aveva portato via uno degli alberi della nave, alcuni dell’equipaggio stava tentando di rinforzare l’albero maestro, mentre altri ammainavano le vele. A peggiorare le cose, la pioggia battente, ogni volta che una goccia colpiva il ponte, buttava tutti a terra. Fabio agguantò uno dei marinai, che stava fissando una cima, ed era caduto fuori bordo. Il ragazzo lo afferrò con entrambe le braccia, ma aveva le mani bagnate e la presa scivolava, si chinò ancora di più per tenerlo, ma ora stava cadendo lui, senonché qualcosa lo afferrò, il signor De Rosa lo aveva preso con l’ombrello. Il poveretto, bagnato fradicio, gli urlò: “D’accordo che le ho detto di saltare, ma in senso metaforico intendevo.” poi abbaiò agli altri: “Per l’amor di Dio signori, aiutatemi santo cielo!”.
Giunse Rickaeg che con estrema capacità si legò con una corda e salvò prima il marinaio e poi Fabio. “Grazie” dissero i due tremanti, Rickaeg fece un cenno con la testa.
In quel momento madonna Bresini urlò al timoniere: ” Messere viri, viri verso “quello” e stia sulla sua scia!”.
L’altro la guardò stranito e le urlò: “”Quello” cosa, madame?”. La donna gli rispose euforica: “L’uragano, messere.”







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