La donna indicava con la mano il ciclone che si stava approssimando davanti a loro, tutti quelli sul ponte guardarono quel vortice con gli occhi sgranati, poi il timoniere le domandò esasperato: “Ma si rende conto di quello che mi chiede, vero?”. L’altra sospirò e spazientita rispose: “Si, mi rendo conto, ora faccia come le ho detto per favore.”
Il resto del gruppo era allibito, nonostante le rimostranze dei più, la donna si mostrava decisa nelle proprie intenzioni e pretendeva solo una cosa: fiducia. Ormai la forza dell’uragano stava attirando la nave a se, non si poteva più tornare indietro. “Tutti sotto coperta!” ordinò Ser Guglielmo. Il gruppo obbedì, la nave incominciò cigolare, sferzata dal vento fortissimo. Erano nell’occhio del ciclone. La nave cominciò a girare su se stessa vorticosamente, gli alberi si spezzarono e iniziò come a librarsi in aria. Dentro la nave, molti urlavano impauriti: “Moriremo tutti!”. Alcuni presi dalla rabbia e dalla paura volevano colpire Madonna Bresini e a quel punto ser Guglielmo dovette mettere mano alla spada, per difenderla dai più aggressivi. In quel momento, ci fu un lampo e si sentì come il rumore di un botto. La nave atterrò, tutti dentro caddero per l’urto. “Chi non è morto, batta un colpo?” gridò imperioso Olaf, le persone incominciarono a lamentarsi per i dolori riportati. Fabio aveva un mal di testa, fortissimo, il signor De Rosa boccheggiava, ser Guglielmo barcollava.
A fatica uscirono sul ponte, il cielo era di nuovo illuminato dal fiume, che Fabio aveva visto dalla prigione, scorrere nel cielo. Di fronte a loro stava una scogliera altissima, di roccia, bianca come marmo. La nave era precipitata davanti un’insenatura, al centro di questa, la scogliera si apriva in un grande ingresso circondato da enormi colonne corinzie.
“Dove siamo?” chiese Fabio meravigliato.
“In un incubo.” gli rispose Teramene.
“Ma quale incubo?” ribatté madonna Bresini e continuò: “Questa è la baia della vita…ma dove va?” riferendosi a Teramene che andava verso la direzione opposta all’ingresso.
“A scalare la scogliera!” gridò l’altro sistemandosi la veste.
“Ma lei è matto! Non c’è la farà e finirà con l’uccidersi!” le urlò l’altra esasperata.
“Tanto meglio, così la colpa ricadrà su chi so io” affermò l’uomo alzando il dito indice.
“Andatelo a prendere, per favore.” disse infine esausta agli altri.
“Ma perché fa così?” domandò Fabio, mentre guardava una decina di uomini rincorrere Teramene.
“Perché è arrabbiato con Cornelia!” rispose seccata madonna Bresini, mentre assisteva alla scena di quei dieci che prendevano Teramene. Il vecchio si dimenava come un matto, lanciando ingiurie, con lo stesso numero di calci contro quei poveretti. A un certo punto si sentì il signor Grossi gridare: “Sedatelo!”.
Il signor De Rosa volgendosi alla donna ripeté sconsolato: “Cornelia? Noo…ancora?”
“Non riesce proprio a mandarla giù.” affermò l’altra scuotendo la testa.
“Di chi state parlando?” domandò Marul
“Cornelia Scipione.” chiarì infine il signor De Rosa.








Lascia un commento