Bella e perduta

“Bella e perduta”, questa è l’immagine con cui si guarda spesso l’Italia all’estero ed è anche la stessa che crediamo di vedere noi, gli italiani. Siamo consapevoli di aver un grande fardello per l’eredità culturale artistica, letteraria, scientifica e sì anche culinaria, che il nostro paese ha.

Questo non deve essere un nostro limite, perché gli uomini e le donne che l’hanno costruita, guardavano anche loro al passato, tuttavia ciò che li spingeva a superare i loro predecessori, non era tanto il desiderio di dimostrare di essere migliori, quanto più imparare, sperimentare senza paura, conformismo. Citando una frase del film su Patch Adams: “Vedi il mondo in una luce nuova, ogni giorno”, possiamo riassumere in che modo hanno agito quelle persone e così dobbiamo fare anche noi oggi. Il nostro limite è la paura di fallire, di non essere all’altezza o di vivere in un paese che non dà possibilità. E sull’ultima affermazione c’è anche un fondo di verità probabilmente e questo impedisce di vedere un futuro, ma ciò non deve impedirci di inseguire i nostri sogni o di avere aspirazioni o sì, di progettare il nostro futuro. Ho avuto modo di conoscere persone che non si fermano alle difficoltà, nonostante il cammino che hanno scelto sia difficile e magari senza certezze, vanno avanti, perché stanno facendo cose che gli piacciono.

Il passato del nostro paese va ricordato sempre, le cose belle e le cose brutte, non solo quando vediamo che il suo ricordo cade a pezzi, ma senza farne un fardello. E’ un retaggio che va salvaguardato, perché è parte della nostra identità, ma non definisce chi siamo.

 

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