Durante il viaggio che avrebbe portato Fabio e i suoi compagni di viaggio alla Baia della Vita, il ragazzo ebbe modo di approfondire la conoscenza di alcuni di questi curiosi personaggi che lo accompagnavano.
Capitò infatti, nel corso della prima giornata di navigazione, che Fabio, mentre passeggiava sul ponte della nave sentì come delle voci. Poteva essere il mare? Il vento? O magari qualcuno sul ponte? Si guardò attorno, effettivamente non era il solo sul ponte: c’erano alcuni marinai, Ser Guglielmo intento nei suoi esercizi con la spada e anche altre persone. Qualcun altro attirò però la sua attenzione, si trattava di Deregi, un uomo di colore di mezza età, era seduto su uno sgabello a suonare il suo tamburo. Fabio si avvicinò, l’uomo si volse verso di lui e domandò: “Ho detto qualcosa che ti ha infastidito?”
“Come?” rispose confuso Fabio.
“Ti ho chiesto se le mie parole ti hanno offeso.” scandì l’altro.
“Parole?” ripeté il ragazzo.
“Ci siamo appena rivolti la parola. Mi sono avvicinato perché mi ha incuriosito la tua musica” affermò perplesso Fabio.
“La mia musica? Intendi le parole?” domandò l’uomo senza capire.
“Ma perché parli di parole se stai suonando un tamburo?” chiese il giovane con tono leggermente alterato.
“E che altro potrei fare, quando suono se non parlare? Tu confondi il suono con la melodia, come fate sempre voi delle terre occidentali. Quando però parli, le tue parole hanno un suono, a seconda di come ti senti le dai un tono, un timbro di voce diverso. Allo stesso modo io quando suono il mio tamburo, il Lunna, sto parlando con la mia voce, perché voglio che le parole arrivino nel profondo.” spiegò con un sorriso mettendo una mano nel petto di Fabio.
E gli raccontò dei Dagomba, tribù del Ghana, e della sua famiglia di suonatori di tamburi, di come la sua musica voglia essere compresa e non semplicemente percepita, come rimprovera alla musica occidentale.
Gli parlò dei suoi viaggi per il mondo a conoscere nuove storie, nuove tradizioni da raccontare con la sua musica e di quanto avesse imparato stando in questo mondo che non c’è.
E Fabio rimase convinto tutto il tempo, mentre lo ascoltava, di aver fatto la conoscenza di un grande uomo.







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