La Storia è sempre argomento molto discusso e anche poco apprezzato da chi studia, di solito, eppure si tratta di una materia che viene spesso richiamata nel presente, proprio per la sua capacità di condizionarlo. Per fare un esempio, penso al discorso fatto con una mia amica sul Fascismo e di come, pur essendo una ideologia politica che è rimasta sconfitta e il cui fondatore e artefice non ha portato nulla di concreto al paese, oggi sia ancora richiamato, rimpianto da diverse migliaia di persone. Sorge spontaneo chiedersi il perché, cosa spinge le persone a rilegittimare un ideale politico che rimane tanto avversato, proprio per le sue intenzioni di limitare la libertà altrui; di stabilire il proprio modello di uomo e di donna in una società ideale; di discriminare le differenze?
Ebbene la risposta, secondo il mio modesto parere, è da ricercare nel fondamento con cui è nato il Fascismo, ovvero quello di un movimento politico che declama il mito della Nazione italiana: una nazione che può essere prospera solo eliminando le differenze sociali o politiche o qualunque cosa che ne mini la compattezza.
E’ una tematica che colpisce non solo il dibattito nazionale attuale, ma anche quello internazionale, in cui la dialettica politica richiama all’orgoglio nazionale contro qualunque cosa minacci l’identità del paese: che siano gli immigrati, gli omosessuali (siano di sesso femminile o maschile)….
Ciò accade perché la società di oggi è molto suggestionabile, complice anche la libera circolazione delle notizie in rete, spesso anche create ad arte, che alimentano i dubbi nelle persone, le paure.
Alla luce di questo va detto però che: utilizzare il passato per scrivere il presente è sempre stato un errore. Dal passato si impara, si ricava esperienza, ma poi non si deve ripetere; perché come diceva Marx:
La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa.







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