Il mondo di avanti, indietro e in mezzo: Fabio e l’imperatore bizantino (Parte 1)

I viaggiatori proseguivano ormai per il sentiero da un paio d’ore, quando giunsero finalmente alla città di Atlantide. La città era collocata sopra un enorme dirupo, circondato da un fiume. Si accedeva alla città, attraverso un ponte e poi bisognava risalire una stradina stretta, che saliva fino alle porte della città. Le porte erano costruite su una struttura ad arco, ricavato nella roccia, sulle pareti, ai lati delle porte, erano scolpite due statue: una era  di una donna, avvolta in una veste elegante, i capelli raccolti in un fermaglio e infine aveva una piuma  stretta in una mano e una pergamena nell’altra.

La seconda statua invece era di un fante in armatura pesante, il cui volto non si vedeva, essendo la testa occupata interamente dall’elmo. Il fante stringeva in una mano una spada e nell’altra un scudo a torre, su cui era inciso un sole sopra un’isola circondata dal mare.

La compagnia di fuggiaschi giunse alle porte e la statua del fante chiese: «Chi va là? Amici o nemici?»

Teramene si fece largo tra il folto gruppo e disse: «Siamo amici!»

«E cosa cercate?» domandò invece la statua della donna.

«Il sentiero di luce!» rispose solennemente Teramene.

Le due statue fecero un leggero inchino e poi le porte si aprirono, il gruppo entrò dentro la città; appena si entrava stava davanti un grandioso monumento equestre di bronzo, alto almeno sette metri, sul cui basamento era scritto: Francesco Sforza, signore di Milano, protettore della porta.

«È stupefacente!» esclamò Fabio a bocca aperta.

«Chi lo ha fatto?» domandò il ragazzo con curiosità.

«Messer Da Vinci!» rispose una voce.

Il gruppo si voltò, si fece avanti un vecchio monaco, rivolgendo saluti e sorrisi.

Madonna Bresini era con le lacrime agli occhi, accolse il vecchio con un abbraccio; si volse dunque agli altri e presentò, ancora commossa, l’anziano uomo a chi ancora non lo conosceva: «Questo è padre Gregorio, un grande erudito e un caro amico.»

Fabio e altri salutarono il monaco che rivolse loro un inchino.

«La notizia della vostra fuga si è sparsa molto velocemente, ma devo purtroppo dire  che ha generato anche panico; molti temono per un possibile assalto alla città.» spiegò amareggiato.

«A tal proposito…» proseguì: «Sua altezza desidera parlarvi al più presto, naturalmente dopo aver riposato, vi manderò io chiamare, sistematevi intanto.»

Detto questo rivolse ancora un sorriso e si incamminò, Madonna Bresini prese congedo dal resto del gruppo e lo accompagnò.

Il gruppo si divise man mano, Fabio restò col signor De Rosa, Deregi, Lomar e Marul.

Con la guida del signor De Rosa incominciarono a esplorare la città e a conoscerne le meraviglie.

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