Era un caldo pomeriggio d’estate e mi trovavo alla sesta seduta con il mio psicologo, stavamo seduti l’uno di fronte all’altro e continuavamo a fissarci da una ventina di minuti.

Mi piaceva molto il suo studio, era molto spazioso, appena si entrava dentro infatti, vi erano al centro delle poltrone di pelle, disposte attorno a un tavolino, dove il dottore teneva sopra: una scatola di fazzoletti, una caraffa di acqua con tre o quattro bicchieri di vetro e una pianta di orchidea. Dietro le poltrone, stava la scrivania del medico e alle sue spalle una bella libreria, con tanti volumi, al centro della libreria vi era uno scomparto senza libri, dove stava una fotografia  su di una cornice d’argento e due modellini di cavalli imbizzarriti di bronzo. Non vi era una finestra nello studio, ma un terrazzo, ciò permetteva alla luce di entrare con prepotenza e dava una bella visuale della città.

Tornando alla seduta, come ho detto si trattava della sesta e proprio in questa seduta che il dottore mi domanda: «Ma perché viene qui?».

Rimasi per un momento disorientato dalla domanda e il dottore ne approfittò per continuare: «Signor Corletti, questa è la sesta seduta che paga, eppure viene qui per stare un’ora in silenzio; non mi lamento per carità, finché mi paga, ma la mia curiosità vuole sapere: perché?»

«Il perché mi chiede?» gli domandai riflettendoci un po.

«Si, sono curioso di capire.» rispose l’altro.

«Ebbene dottore, non sono mai stato bravo a parlare di me, ho sempre trovato più interessante…bello ascoltare gli altri, non perché volessi farmi beffe dei loro problemi, pensando che magari erano messi peggio di me, ma perché volevo e voglio essere d’aiuto per loro, che siano amici, conoscenti, estranei, è bello, secondo me, aiutare le persone solamente ascoltandole.» spiegai.

Il dottore apparve un po confuso e per cercare di capire meglio domandò: «Ma mi sta dicendo che è venuto qui, per capire come essere uno psicologo?»

«No, no,no!» esclamai esterrefatto.

«Sono venuto per capire meglio me stesso, chi sono e cosa voglio.» affermai con sincerità.

A quel punto il dottore si sporse in avanti e mi chiese: «E allora signor Cortelli, lei chi è?»

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Mi chiamo Lorenzo

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