Un nuovo giorno e una nuova seduta, il caldo rendeva insopportabile girare per strada per raggiungere lo studio, ma il dottore mi aveva caldamente consigliato di non perderne nessuna, sopratutto in vista delle ferie che avrebbe preso a breve.
Mi accolse come sempre sorridente e mi fece accomodare immediatamente, lo studio stavolta era completamente diverso rispetto alla posizione dei mobili, infatti le poltrone al centro e il tavolino erano stati spostati vicino alle pareti, lasciando la stanza piuttosto sgombra.
Inoltre sopra la scrivania stava uno stereo; notando il mio smarrimento, il medico mi tranquillizzò spiegando: «Non si preoccupi, oggi volevo focalizzare l’attenzione su un importante problema che lei ha.»
«E quale sarebbe?» chiesi preoccupato.
«La sua rigidità, mi sembra che abbia una scopa piantata su per il culo.» brontolò l’altro. Sospirai.
«Su forza, al centro della pista prego.» disse lui sbrigativo.
Mi convinsi a fare come diceva, quando però accese lo stereo e sentii la prima parola, «Booombaa», lo guardai malissimo, mi girai e feci per andarmene; ma lui mi afferrò e disse: «La smetta di agire così, lei deve imparare a lasciarsi andare e ballare è un ottimo metodo, si rilassi. Nessuno la guarda e nessuno la giudica, lei si deve liberare da questo perenne imbarazzo che prova nel fare qualcosa di diverso o non riuscirà a vivere. Coraggio, torni in posizione.»
Feci come mi venne detto e riprendemmo la sessione, mi vergognavo da morire ad eseguire alcuni movimenti, specialmente quando la canzone arrivava al “movimento sexy”, a stento mi spostavo e il dottore, che eseguiva con me i gesti, mi rimproverava: « non è mica in bagno per farla, suvvia, agiti il bacino santo cielo!»
Dopo quattro o cinque volte a ripetere quei movimenti, lo trovai sempre più divertente, mi sentivo come libero di esprimere me stesso, attraverso il mio corpo. Cambiammo canzoni, in un ora e mezza di seduta, ne facemmo una decina, ciascuna con un ritmo diverso; alla fine ero tutto sudato, ma non mi importava, mi ero divertito a ballare.
Il dottore mi diede come compito di uscire una sera e di andare a ballare, insieme ai miei amici, rammentandomi di non preoccuparmi del giudizio degli altri, che non devo dimostrare nulla a nessuno e l’unico scopo a cui devo ambire, in questa circostanza, è di divertirmi.







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