Fin da quando ero piccolo ho sempre avuto una fervida immaginazione, creavo persone, amici che in realtà non c’erano, ma li trovavo un piacevole diversivo dalla vita reale, troppo grigia e senza stimoli; quando ero alle elementari, però, una mia maestra, preoccupata per come mi alienavo da tutto, mi spinse a scrivere storie su i miei personaggi e così feci e dimostrai talento per questo, le mie storie erano appassionanti, la maestra me le faceva leggere in classe, sotto gli occhi attenti dei miei compagni e creammo insieme un gruppo di scrittura creativa e quelli furono senz’altro gli anni più felici della mia infanzia.
I miei genitori spinsero per questo mio talento e mi incoraggiarono a coltivarlo, anche dopo le elementari e così feci. Partecipai a concorsi, a gruppi di scrittura, continuai a scrivere anche all’università, dove ebbi modo di scrivere il mio primo romanzo: “Le avventure di Labal nella terra dei Nessuno”.
Il libro ebbe un buon successo, che mi valse una menzione speciale per gli scrittori emergenti a un festival di scrittura.
Cominciai così la mia carriera di scrittore, continuai “Le avventure di Labial” con altri due libri, concludendo così quella saga. Ora però mi sento divorato da tutto ciò che vorrei scrivere, continuo a immaginarie storie da raccontare, ma non riesco a finirne nessuna, mi sento perseguitato dai personaggi che creo, li vedo costantemente che mi aspettano, li sento parte della mia vita.
«Cosa dovrei fare secondo te?» chiese l’uomo, dopo il suo lungo racconto.
«E lo chiedi a me?» rispose l’altro.
«Certo, a chi dovrei chiederlo sennò?» insisté il primo.
L’altro trasse un profondo respiro e poi disse: « Walter, sono la persona meno adatta a dirti quello che devi fare…perché anche io sono uno dei personaggi che hai creato. »
«Cosa!? No, che non lo sei!» urlò Walter sconcertato alzandosi dalla sedia.
L’altro pazientemente si alzò e con molta calma chiese: «Walter, dove ci troviamo?»
«Nel mio studio ovviamente!» rispose scontroso lo scrittore.
«Davvero? Quindi è perfettamente normale avere la Gioconda alle proprie spalle?» domandò ironicamente il secondo uomo.
Walter si girò di scatto, sulla parete opposta a loro stava il ritratto di una donna seduta a mezza figura in primo piano, con uno sfondo dai caratteri naturalistici. La donna sembrò esibire un sorriso, quasi stentato, finché guardando Walter, non esplose in una risata sguaiata da far rabbrividire.
Walter si voltò e si trovò davanti l’altro uomo che gli disse ad alta voce: «Svegliati Walter!». E lo spinse, Walter cadde all’indietro sotto un abisso senza fine, comparso all’improvviso, continuando a udire quella terribile risata, che rimbombava nella sua testa e poi…lo scrittore si svegliò. Continua…







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