Walter tornò a casa, impensierito da quanto si era detto con la signora Cullen, una voce lo accolse: – Ciao Walter, bentornato! –
Il giovane scrittore era impietrito, seduto nel suo soggiorno c’era l’uomo del suo sogno, in camicia hawaiana, che leggeva il giornale.
– È stato proficuo l’incontro con la signora Cullen? – chiese quello affabile.
Walter per un istante, che sembrò non finire mai, non rispose, faceva fatica a credere a quello che stava accadendo poi disse: -Ecco…non ne sono sicuro.-
– Certo che no! – riprese l’altro alzandosi.
– Scommetto che ti stai chiedendo, se sei in un sogno come l’altra volta o se è la realtà, magari un po’ distorta. – continuò.
– In effetti me lo sto domandando. – rispose Walter preoccupato.
– Beh dillo tu a me! – esclamò l’ospite
– Trovi qualcosa di strano, oltre a me naturalmente, in casa tua? – chiese il personaggio al giovane.
Walter prese a camminare per la casa, andava piano, controllava ogni stanza, accompagnato dall’ospite, nella sua mente balenava il dubbio di essere ancora in un sogno, che la sua realtà fosse talmente deformata, da non riuscire più a distinguere la normalità.
Entrò per ultimo nel suo studio, prima di aprire la porta ebbe un attimo di esitazione, ricordando la risata sguaiata e terrificante della Gioconda, quindi avanzò dentro la stanza. Tutto era come lo ricordava: la scrivania sempre piena di fogli, le foto di famiglia, le poltrone al centro della stanza con in mezzo il tavolino, la libreria, l’armadio, il tappeto, il terrazzo. Tutto era come lo aveva lasciato, si sedette alla scrivania e poggiò la testa sul tavolo.
Si sentiva la testa pesante, il suo ospite inaspettato si era accomodato in una delle poltrone, attendeva che lo scrittore si riprendesse dal suo stato di frustrazione.
Walter dunque si tirò su e chiese: – Mi vuoi dire chi sei? –
– Stai ponendo la domanda sbagliata Walter, quella risposta me la puoi dare solo tu. Cerchiamo di capire invece quando hai cominciato a smettere di scrivere e perché ? – lo incalzò l’altro.
– Mi vuoi psicanalizzare? – domandò sorpreso lo scrittore.
– Mi hai creato te per questo scopo. – affermò asciutto l’altro.
– Ma mica posso parlare dei miei problemi con un personaggio immaginario, sarei ridicolo. – sbottò Walter.
– Adesso ti vuoi mettere a sfottere? – domandò lo psicologo indispettito.
– E tu vuoi sfottere me? – chiese di rimando lo scrittore brusco.
– Dovrai parlarne prima o poi, tanto vale che tu lo faccia con me. – spiegò lo psicologo con insistenza.
– Se i ruoli fossero invertiti parleresti con me? – sbottò lo scrittore.
– Se i ruoli fossero invertiti… – ripeté incredulo l’altro.
– Ma ti sembra una domanda da fare, stai parlando a un frutto della tua immaginazione, che hai creato per avere un riscontro critico di te stesso, questa non è realtà, non puoi pensare di imbastire ipotesi per assurdo che non puoi dimostrare. Parliamo dei fatti che conosci, cosa ti ha spinto ad esempio a creare il mio personaggio? Perché non hai voluto proseguire la storia? Su di quello penso che tu abbia molto da dire. – continuò lo psicologo.
Continua…
Lorenzo Bertini







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