È la storia di molti, quella comincia ogni mattina per finire ogni sera. Una storia che per me inizia alle 6 del mattino quando mi sveglio, perché alle 7:27 prendo il treno che mi condurrà a Milano. Il viaggio comincia sempre con quella trepidante attesa per il treno, di cui fino all’ultimo non sai se farà ritardo o meno. Tutti percepiscono questa attesa, chi fuori sul binario o chi dentro in stazione è cosciente di avere un comune destino in quella frazione di minuti. Sembra molto apocalittico detto così, ma è per sottolineare il paradosso di come cose tanto semplici, siano capaci di unire.

Il treno arriva, comincia il secondo step del viaggio: il posto a sedere. Zan zan.

I veterani esperti ormai li fiutano i posti liberi, spesso però si vuole anche scegliere il posto. In che modo?

1. A tutti piace la solitudine, quindi la prima cosa che si cerca è un posto completamente vuoto, dove stare coi propri pensieri;

2. Se non è possibile si sceglie quello con almeno una persona, naturalmente anche qua ci si ferma al pregiudizio o alla diffidenza. Non nego che sia capitato anche a me pensarlo nei confronti di un’altra persona, meglio ammetterlo piuttosto che nascondersi dietro un dito;

3. Mai il posto all’angolo più interno! Non ho proprio idea del perché, forse per non scomodare nessuno, difficile dirlo. Si sceglie il posto all’angolo, quando proprio si è stanchi e non si ha voglia di stare in piedi.

4. Stare in piedi, ma comodi! Eh si, potete stare comodi anche in piedi, appoggiandosi a peso morto alle pareti vicino alle porte. Ecco non alle porte!!

Scelto il posto, inizia il viaggio e qua si coglie l’essenza del pendolare: sorrisi spenti, espressioni assorte, sogni, musica, conversazioni di routine e silenziosi pensieri. Ciascuno è nel proprio mondo, in pausa, consapevole che quando si apriranno le porte dovrà scendere e continuare la propria vita.

Lorenzo Bertini

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