Il titolo non richiama certamente a un comandante che invita i suoi soldati ad attaccare il forte nemico, bensì è la frase che una mia insegnante del liceo ha usato spesso per cominciare la lezione. È la frase che, io e la mia classe, alla fine della seconda liceo abbiamo scritto su una maglietta per salutarla, perché non l’avremmo rivista al triennio. Io ho avuto la fortuna di rivederla, perché quell’anno l’ho perso (ridiamoci su!).
Con lei sono stato capace di prendere i voti più bassi della mia carriera scolastica, ma nonostante ciò non ho mai, nemmeno per un istante, fatto mancare il mio rispetto per lei ed è stata tra le persone che ha sempre creduto in me (le prime a farlo sono da sempre i miei genitori e mia sorella) e che è sempre rimasta contenta dei risultati che ho conseguito.
Perché racconto questo? Non posso prescindere che ci siano solo bravi insegnanti, avrei certo voluto approfondire alcuni aspetti della mia istruzione, che sono stati lasciati andare, soprattutto per colpa mia eh. Io però non ho mai mancato di rispetto un insegnante, non ho mai pensato di umiliarlo, né di fare alcunché per ledere la sua dignità.
Il diritto all’istruzione è una base della nostra Costituzione, spesso ignorato, ma vi sono anche dei doveri, che valgono tanto per gli insegnanti quanto per gli studenti e tra questi doveri ci sono senza dubbio: il rispetto e l’educazione.
Non dimentichiamolo!
Lorenzo Bertini







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