Questa è la frase che alla fine di ogni orazione soleva ripetere Catone il Vecchio, anche quando non aveva nulla a che fare con l’argomento della seduta, un po’ come accade adesso con “Prima gli italiani”, completamente a caso. Accade che un giorno che Catone si presenta in Senato, qua le versioni sono diverse, con un fico (alcuni dicono una lattuga!) che aveva comprato al mercato e proveniente da Cartagine, quindi neanche un frutto del proprio territorio, ma l’equivalente dell’olio tunisino. Catone mostrò ai presenti quanto il frutto fosse rigoglioso, segno che Cartagine stava riacquistando la propria forza e quindi ripeteva: “Carthago delenda est”, tradotto “Cartagine deve essere distrutta”.

Molto è passato da quel periodo, più o meno duemila anni, ora è lecito chiedersi: perché questa digressione?

In questi primi 15 giorni, il nostro ministro dell’Interno con toni tanto soavi ha provocato una crisi con due partner strategici nel controllo del Mediterraneo (Tunisia e Malta), ha chiuso tutti i porti alle Ong battenti bandiera straniera.

Ora reclama il diritto di censire le comunità Rom presenti in Italia, tutto questo in nome della sicurezza dei cittadini italiani. Tutto ciò che è diverso, è diventato una sorta di Cartagine da combattere. Ma perché non vi è mai stata questa cieca volontà di mettere al sicuro i cittadini dalla mafia, dalla camorra o dalla ndrangheta? Sono organizzazioni che non sono sconfitte, di cui la gente ha paura anche solo a nominare, che controllano quartieri nelle nostre città, che corrompono la nostra società e le nostre istituzioni. Su di questo che cosa ha da dire il ministro? È in grado di sconfiggere queste organizzazioni criminali?

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