“E quando c’era il PD?” È la domanda provocatoria che viene rilanciata spesso, da quando si è insediato il nuovo governo del cambiamento, ogni volta che una opposizione in particolare ha l’ardire di esprimere il proprio dissenso o la propria indignazione, verso posizioni politiche o provvedimenti del governo e le viene ricordato che a suo tempo fece la stessa cosa o peggio. Lo ricorda per esempio , in un editoriale del 9 settembre, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, in merito alle accuse lanciate da Salvini contro i magistrati e che ha suscitato le critiche del PD, ma che stando agli stralci riportati di vecchi titoli di giornali dal direttore, non avrebbe diritto di muovere, visto che durante le indagini sul caso Consip, che videro coinvolti lo stesso Renzi e anche esponenti del “giglio magico” i toni furono più o meno gli stessi, quindi stando a Travaglio è ipocrita da parte loro muoversi su questa linea adesso.

Obiettivamente il direttore non ha torto, ma questo non deve far passare il messaggio che questo governo o suoi esponenti debbano essere fuori da qualunque critica fin quando non avrà fatto peggio del PD.

È una logica sbagliata, perché questo governo è nato nel segno della discontinuità rispetto al passato, ma se già non è più il caso, smettiamo di voler cercare una differenza di metodo nell’arte di governo. Cambiano i partiti al potere, i programmi, gli uomini di governo, ma la realpolitik è sempre la stessa e non esenta nessuno.

Se l’espressione “predica bene e razzola male” valeva e vale tutt’ ora per il PD, si può dire altrettanto per la Lega e il M5S, i quali stanno dimostrando una certa esperienza nel cambiare le carte in tavola, a seconda della convenienza politica.

Certo, rimane ancora presto per giudicare fino in fondo l’operato di questo governo, non avendo passato neanche il primo anno di vita e non avendo dato seguito a molti provvedimenti. Questo non lo assolverà dalle critiche che potrà o dovrà ricevere se sbaglia, indipendentemente dall’opposizione, giornale o cittadino che dirà la propria.

Lorenzo Bertini

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