Inizia il 2021: Il discorso di Mattarella è lettera morta

“Vorremmo tornare a essere immersi in realtà e in esperienze che ci sono consuete. Ad avere ospedali non investiti dall’emergenza. Scuole e Università aperte, per i nostri bambini e i nostri giovani. Anziani non più isolati per necessità e precauzione. Fabbriche, teatri, ristoranti, negozi pienamente funzionanti. Trasporti regolari. Normali contatti con i Paesi a noi vicini e con i più lontani, con i quali abbiamo costruito relazioni in tutti questi anni. Aspiriamo a riappropriarci della nostra vita”

Ecco uno dei primi passaggi del discorso che il Presidente Mattarella ha condiviso con tutti noi, si tratta di un pensiero comune, che attraversa la nostra mente ogni giorno. Ogni volta che mettiamo la mascherina e usciamo, è un chiodo fisso e come non potrebbe esserlo, questa esperienza ha cambiato la nostra vita per sempre. Magari, quando tutto sarà finito non daremo più tante cose per scontate, come il tempo passato in famiglia o con gli amici, fare una passeggiata o vedere la persona che amiamo. Non intendo dilungarmi oltre su questo, penso che ciascuno di noi abbia avuto modo di rifletterci, senza che Capitan Ovvio lo mettesse per iscritto.

Tornando al discorso, il Presidente si è rivolto anche e naturalmente al mondo politico con queste parole:

“Ci accingiamo –sul versante della salute e su quello economico– a un grande compito. Tutto questo richiama e sollecita ancor di più la responsabilità delle istituzioni anzitutto, delle forze economiche, dei corpi sociali, di ciascuno di noi. Serietà, collaborazione, e anche senso del dovere, sono necessari per proteggerci e per ripartire”.

Ho scelto questo passaggio perché lo ritengo fondamentale sull’attuale fase politica, dimostra come il Presidente ricordi, da tutto l’anno, alla classe dirigente che i problemi in questo paese sono altri e inviti tutti a serietà, collaborazione e senso del dovere, di cui ho già ampiamente parlato. Ora, su di queste parole voi direte è un’altra ovvietà, ma come prima, questi tre concetti sono un sentire comune, che in una situazione di emergenza ci aspetteremmo, più o meno in larga parte, dalle forze politiche, ma leggendo i giornali e i social ci troviamo di fronte a una classe dirigente che fa cadere davvero le braccia.

Poi ancora sul Recovery Plan, su cui si concentra lo scontro in atto, Mattarella insiste:

“Il piano europeo per la ripresa, e la sua declinazione nazionale –che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse- possono permetterci di superare fragilità strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere come avrebbe potuto. Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alle giovani generazioni. Ognuno faccia la propria parte”.

I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova. Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte. E’ questo quel che i cittadini si attendono. La sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e davanti a tutti noi, richiama l’unità morale e civile degli italiani”.

“Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà. L’Italia ha le carte in regola per riuscire in questa impresa”. 

Da parte mia mi sono preso l’impegno di leggere con calma la bozza del recovery Plan, anche se riguarda più il piano di Riforme, a cui mancano da allegare i progetti. Su questo però bisogna porsi qualche domanda:

E’ migliorabile? Si, sulla distribuzione delle risorse andrebbe rivisto, ma ci sono ancora molti passaggi per farlo dopo quello di Governo, come quello col Parlamento e le forze sociali.

Dovrebbe cadere il governo su questo? No, perché come ha detto il Presidente Mattarella “non c’è tempo da perdere”. Ci si illude di fare un altro governo in fretta, ma la politica ci ha abituati a tempi lunghi e il nuovo governo dovrebbe rifare il Recovery Plan in appena un mese, mettendo tutti d’accordo.

L’harakiri costa meno fatica, forse un po’ più di dolore. Buon Anno!

Lorenzo Bertini

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