L’Ultimo atto: Le dimissioni

Di questa tragedia che ha tenuto banco la vita di un intero paese, fin dalla fine del 2020, ho seguito le sue vicissitudini da “Il potere dei piccoli partiti”, dove mi sono soffermato sulle peculiarità che hanno sempre contraddistinto le piccole formazioni politiche e i giudizi su di esse, costituite in Parlamento e le cui dimensioni parlamentari erano paragonabili a quelle di un grande partito, passato attraverso il voto degli elettori.

La tragedia in questione è ovviamente quella che ho soprannominato “la crisi più pazza del mondo“, nata dalla mente del senatore e capo politico di Italia Viva, Matteo Renzi, per ragioni che lui stesso e tutto il suo gruppo hanno spiegato in tutte le sedi, di tutte le reti e di qualunque tipo di media (cantieri, delega ai servizi, prescrizione, metodo, Recovery Plan …tanto per riassumere tutte quelle che ho sentito) e nonostante tutto lo spazio loro concesso, a distanza di tempo, la maggioranza dell’opinione pubblica non ha capito l’esigenza di aprirla adesso, in questo momento, con tutte le cose che ci sono.

Personalmente, ho sperato che la crisi rientrasse, dopo il discorso del Capo dello Stato, davvero per un attimo ho creduto, per quella notte di Capodanno, che le forze della maggioranza sarebbero riuscite ad andare avanti, in nome dell’interesse generale del paese, nel suo bisogno più incalzante; ma invece no, le responsabilità a cui siamo chiamati ogni giorno per superare la pandemia non valgono per chi ci guida. Il discorso di Mattarella è rimasto lettera morta, la tragedia va verso il momento più alto, quello di massimo pathos, con le dimissioni delle ministre di Italia Viva e del sottosegretario Scalfarotto (non dimentichiamolo, poverino!), a cui segue la forsennata ricerca di un gruppo di argonauti, no che dico di “responsabili”, ma no “costruttori”. Purtroppo i costruttori sono pochi, ancora non erano partiti i cantieri, ma Conte riesce a superare il voto delle Camere con una maggioranza relativa e so che tutti hanno pensato a un Haw-Haw di Nelson Muntz a Renzi.

La crisi sembra all’epilogo, ma non è così, arriva adesso il finale, dopo giorni forsennati a trovare una maggioranza definitiva, il premier Conte non vede altra soluzione se non le dimissioni che consentano, ipoteticamente, un reincarico, con una nuova squadra di governo e una maggioranza ben definita. Questa è la sfida, raggiungere l’obiettivo è alquanto dura e l’opzione delle elezioni anticipate è sempre più vicina, il che non mi turba, ma mi fa ancor più riflettere su come questo paese non sia in grado di riuscire a terminare una sola legislatura, con un solo governo.

Lo giudico frustrante, perché ogni due per tre siamo in balia dell’incertezza politica, che non ci permette di avere una visione a lungo corso sul paese da costruire, specialmente adesso, in cui abbiamo tanto bisogno di certezze, di speranza e di parlare di futuro.

Lorenzo Bertini

P.S.: Ora, esattamente come starà facendo Mattarella, andrò a gridare nel cuscino.

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