Un governo, un problema: la maggioranza

Gli squilli di tromba continuano attorno al futuro inquilino di Palazzo Chigi e al Presidente Draghi fischiano ancora le orecchie, visto che è l’oggetto di ogni conversazione, non solo delle cronache dei giornali, che scavano sul suo passato fin dal primo vagito, ma anche dei palazzi della politica, dove i partiti stanno decidendo se cogliere l’ennesimo appello del Presidente Mattarella, dopo quello di fine anno e caduto nel vuoto, di sostenere il nuovo governo per prevenire la catastrofe o di condurre un paese dilaniato verso le elezioni.

Adesso, dopo che la classe politica si è dimostrata inadempiente rispetto all’interesse generale, non serve fare nomi tanto, al Presidente Draghi spetta l’ingrato compito di fare quello che la politica non è stata capace di fare: un governo che risponda alle vere emergenze del paese, nate con questa pandemia.

Con la formazione di un nuovo governo, il problema è sempre lo stesso: la maggioranza.

Da destra a sinistra, cominciano a schierarsi pro e contro il governo del nuovo Super Mario, con FDI di Meloni che attende sulla sponda del fiume i cadaveri dei suoi rivali/alleati, pronta a fare il pieno di voti alle prossime elezioni, che le garantiranno finalmente la leadership del centrodestra. Salvini che viene spinto a sedersi con Draghi da Giorgetti, magari pensando di riprendere il posto da ministro dell’interno e fare campagna elettorale da lì e ottenere il 10% perso in un anno. E infine FI di Berlusconi, che conosce bene Draghi da sapere già cosa chiedergli.

Più al centro Azione e +Europa coronano un sogno, avere Draghi e non Conte e probabilmente la stessa maggioranza che sosteneva il presidente dimissionario, ma andrà benissimo e non importa se magari Draghi per tenersi l’appoggio dei 5 stelle concederà loro un ministero, tanto c’è lui. E poi Renzi, che addirittura sostiene Draghi senza condizioni, al diavolo i contenuti proprio, su cui ha fatto cadere un governo e la nascita di un terzo. Se Draghi poi non toccherà la prescrizione che farà? Mah!

A sinistra Leu è per il no, ma se venisse confermato Speranza come ministro della sanità, sarebbe dello stesso avviso? Ne dubito. Infine, il PD cerca di trascinare l’alleanza del precedente governo verso il sì, grazie anche all’endorsement di Conte nel nome dell’Europeismo, ma può essere la sua unica bandiera, se ne potrebbe far parte anche la Lega, con le sue mire ben precise? Il confine tra responsabilità e principio dovrebbe essere molto sottile, per un partito che ha sempre avversato la Lega, mi domando fino a che punto.

I Cinque stelle sono nel centro di una crisi interiore, che ricorda tanto quelle che ha spesso il PD. Da forza di opposizione e poi di governo, il movimento nato più di 10 anni fa, come forza antisistema, ora si trova nelle leve del potere e dei suoi contrappesi e non sa che pesci pigliare. Il passato ingombrante di Draghi, nei grandi istituti finanziari, lasciano perplessi i tanti parlamentari attivisti che hanno costruito l’identità del movimento e che ora devono scegliere tra: la responsabilità di fronte alla crisi pandemica o tornare all’opposizione di principio e magari recuperare consenso. Un bel dilemma.

Fuori da tutto questo, ci siamo noi, inebriati dall’arrivo del nuovo presidente, stremati da una pandemia che compirà un anno esatto questo mese e augurandoci che la politica compia scelte responsabili.

Siamo nel 2021, vero?

Lorenzo Bertini

Lascia un commento

Mi chiamo Lorenzo

Benvenuto su Bertini Scrittore, un angolo tranquillo della grande biblioteca digitale, che puoi trovare in rete. Leggi, immagina e trova ispirazione, perché scrivere è per tutti!