Perché nessuno mi ha mai amato?

Un biglietto, una frase disarmante che Ester continuava a rileggere mentre tornava a casa dal funerale e a non capire. Una frase che l’aveva ferita, perché non capiva dove avesse fallito, dopotutto suo figlio lo aveva amato più della sua stessa vita, gli era sempre stata vicino; non capiva come un giovane potesse togliersi la vita lasciando solamente scritto: “Perché nessun mi ha mai amato?”.

Passarono i giorni, aveva deciso di tenere l’appartamento dove stava il figlio, ci passava giornate intere, chiusa a leggere i suoi libri, i suoi quaderni; cercando una risposta che la aiutasse a capire meglio il perché di quel gesto. Un giorno si svegliò nel cuore della notte, convinta di aver sentito suo figlio chiamarla, ma in quel grande e vuoto letto in cui lo guardava dormire non vide altro che il gatto nero di Francesco, Oscar, accovacciato sul lato in cui un tempo dormiva il padrone.

La donna si avvicinò al persiano e lo accarezzò, mentre lo guardava disse a bassa voce: “Manca tanto anche a te, vero?”. Il micione le dava le spalle, cercava spesso il suo padrone, convinto che lo avrebbe visto varcare la porta dell’appartamento; Ester lo vedeva spesso davanti alla porta di giorno, immobile e in attesa, consapevole che non era l’unica a soffrire e a volerlo rivedere. La donna si addormentò poi sul letto del figlio e sognò ancora la stessa scena: lei che cerca di raggiungere il figlio, prima che apra una porta bianca, gridando con tutta se stessa: “Io ti ho amato!”. Il giorno dopo restò ore chiusa in bagno a piangere, fin quando non sentì grattare alla porta e apertala vide Oscar che le faceva notare la presenza di un visitatore: suo marito.

Daniele era in piedi in cucina a braccia conserte, mentre guardava verso la moglie, lo sguardo triste, impensierito; era dimagrito e non era più lo stesso dalla morte del figlio. “Ti ha chiamato Elena?” chiese Ester.

“Si, hai rinnovato il contratto per questo appartamento?”

“Si, l’ho fatto” disse lei, andando verso di lui.

L’uomo scosse il capo e prendendola per le mani le disse: “Ester ti prego, non tornerà, stare qui tra le sue cose non ti farà bene, non è colpa nostra quello che è successo.”

Ester lasciò le mani del marito, si voltò cercando di soffocare le lacrime e rispose: “Non è colpa nostra? Nostro figlio si è tolto la vita, lasciando un biglietto con scritto “Perché nessuno mi ha mai amato?”. Cosa dovrei pensare?”

“Francesco non si è tolto la vita perché pensava che non lo amassimo, io lo so che è così. Quel biglietto non lo ha lasciato per noi, perché non vuoi credermi?”

Ester scoppiò a piangere e singhiozzando confessò al marito: “Perché la sera in cui è morto ha cercato di chiamarmi, ma non ho risposto…io dormivo.”

Il marito era rimasto a bocca aperta, ma poi andò verso di lei e la abbracciò continuando a ripeterle: “Non è colpa tua. Shh! Non piangere, andrà tutto bene.”

Alla fine decise di restare con lei in quella casa, a cercare di farle superare quel dolore troppo grande. Un giorno si presentò a casa un caro amico di Francesco, Sergio, che portò un sacco di fotografie del figlio coi propri amici. Ester chiese a Sergio se c’era stato qualcuno di speciale per Francesco, non sapendo molto se il figlio frequentasse qualcuno. Sergio si incupi e rispose: “No, nessuno di importante, ha frequentato molte persone ma nessuna di significativa”

“Perché nessuna di significativa?”

“Francesco è sempre stato molto dolce, ma le persone che frequentava non erano interessate a relazioni impegnative.”

“Ma chi erano?” intervenne il marito Daniele.

“Ah…io non credo sia opportuno fare nomi, sono senza importanza”.

Sergio sembrava che stesse cercando di evitare il discorso ed Ester non capiva perché, gli prese la mano e lo implorò: “Per favore, dimmi di più”

Sergio era a disagio, ma prima di andare avanti chiese: “Voi sapevate di Sergio? Ve l’aveva detto alla fine?”

La domanda scombussolò i due genitori, che paventavano di sapere già dove volesse andare a parare. Sergio capì che l’amico non aveva detto loro niente e pensò: “Ah Francesco, lasci così a me questo compito? Che crudele.”

Sergio allora confessò: “Francesco era omosessuale, io non so perché lui abbia scelto di non dirvi mai nulla, parlava sempre bene di voi; ma non era felice.”

“Si è tolto la vita per qualcuno che lo ha ferito?” Domandò Ester

“Non lo so a essere sincero, Dio solo sa quanto ho cercato di capire il suo malessere, ma era davvero profondo.”

La scoperta non diede pace ai genitori, non avevano capito o conosciuto bene il loro figlio, un pensiero che li tormentava. Una notte Ester fece di nuovo quel sogno, correva verso il figlio, ma stavolta gli urlò: “Perché non ce lo hai detto?”

Francesco questa volta si voltò, teneva lo sguardo chino e guardandola coi suoi occhi neri rispose: “Avevo paura mamma”.

“Io e papà ti ameremo sempre.”

Il ragazzo sorrise e le disse: “Anche io Mamma, prendetevi cura di Oscar!”

Ester si svegliò, Oscar era lì, sopra le sue gambe a vegliare su di lei, la donna accarezzò il persiano e sorrise; in cuor suo aveva la risposta di cui aveva bisogno. Il suo unico rammarico è che Francesco non avrebbe mai avuto la sua.

Una replica a “Perché nessuno mi ha mai amato?”

  1. Avatar Teo
    Teo

    Molto commovente questo racconto

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