Enrico dormiva profondamente, sognava di essere uno spettatore di un mondo di colori, burroni, immense vastità su cui viaggiava velocemente, come se volasse; era una sensazione incredibile. Il suo sogno venne bruscamente interrotto da un suono ripetuto e intermittente che gli fece sollevare gli occhi verso il cielo ed era di nuovo nel suo stanzino di metallo, i suoni alla porta divennero sempre più violenti e si alzò seccato; una volta aperta la porta, sulla soglia si trovò una donna coi capelli rossi, gli occhi scuri e un’espressione raggiante.
– Cosa c’è Valerie? –
– Enricò devi venire a vedere! –
– Se si tratta di un altro campione possiamo esaminarlo domani, sono da 18 ore in piedi e volevo qualche ora di sonno. –
L’uomo risentiva ancora della stanchezza della giornata appena passata, ma la donna si mostro insistente:
– Non, devi venire subito! –
– Dammi un attimo. –
Si rimise le scarpe e la tuta di protezione e seguì Valerie, percorrendo il corridoio percepiva un generale entusiasmo da parte degli altri colleghi e amici, sentiva ad esempio Stellan e Nathaniel cantare, la dottoressa Clarke riempire la borsa di equipaggiamento e seguirli. Quando aveva ricevuto l’incarico di capo missione in Italia non aveva percepito la stessa sensazione, al loro arrivo sulla penisola il gruppo che guidava era pervaso da dubbi e rassegnazione. Cosa poteva mai essere cambiato? Si chiese.
Uscirono fuori, presero i veicoli e si misero in viaggio, scortati dal 5°reggimento degli Alpini, il governo italiano aveva scelto infatti di assistere e garantire la sicurezza della missione; ma il sospetto di Enrico fin da quando i militari si erano presentati era che volessero controllarli.
Raggiunsero l’area B30, un quadrato che si estendeva per 1 km, avevano scelto di analizzare il territorio seguendo questo metro. Il cielo era buio, ma limpido, il tempo il giorno prima era stato tremendo a causa della bufera, rendendo impossibile le operazioni. Sul posto trovarono il dottor Paoli, la dottoressa Matz e i volontari Jor Kowalski e Michela Lorena Guz; assieme a loro il capitano Coletti e altri nove soldati stavano scavando intorno a un blocco di neve alto e con varie ramificazioni.
Appena il dottor Paoli si accorse di loro, gridò a Enrico: – Enrico vieni a vedere subito! –
L’uomo si fece strada tra la neve e i militari, intenti a sgomberare il passaggio, quando alla fine giunse davanti a quel blocco, la dottoressa Matz gli fece vedere una cosa inimmaginabile; sotto lo strato di neve c’era un materiale solido, scuro e di origine vegetale.
Enrico chiese: – Sapete già di cosa si tratta? –
Il Dottor Paoli lo guardò entusiasta e rispose: – Un albero! –
Enrico rimase a bocca aperta, erano i primi esseri umani a rivedere un albero, una svolta per l’intero pianeta. Enrico corse verso la jeep, prese la radio e contattò il campo base: – Zoe mi ricevi? Passo! –
– Forte e chiaro, che succede? Davvero abbiamo fatto la scoperta del secolo? Passo! –
– Confermo, chiama il quartier generale e dì loro: EUREKA! Passo! –
Zoe rise contenta, poi rispose: – Lo faccio subito! Passo e chiudo. –








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