In questi giorni, con una guerra in corso, si susseguono: dichiarazioni infuocate, allarmismo, teorie e un diffuso cinismo, che ha lo scopo di descrivere come il mondo funziona in realtà e come tale deve restare.
Tutti condanniamo la guerra, tutti vogliamo la pace, purché tutto accada fuori da casa nostra e resti lontano, inudibile, di poca importanza. Tutti siamo strateghi, diplomatici, politici che osservano la realtà usando il buonsenso, perché il mondo ci ha abituati a pensare, necessariamente facendo appello al nostro senso di autoconservazione; mentre i sentimenti, gli idealismi, la pietà sono buonismi, rappresentano l’incapacità della maggioranza degli individui di valutare le cose con pragmatismo e logica.
Logica, oggi è questa la reale corrente, che molti cercano di applicare su ogni aspetto della propria vita e che diventa una giustificazione comoda per se stessi e la propria incapacità di mostrare empatia verso il prossimo.
Sono stanco di tutto questo cinismo non richiesto, di persone che di fronte a una guerra, che sta già facendo migliaia di morti, applicano la loro fredda e spietata logica, dimenticando la propria umanità.
La missione dell’Europa e dell’Italia non deve essere quella di prolungare la guerra inviando armi, è giusto, ma la missione della Russia per fermare la guerra quale è? Finora abbiamo sentito solo la direzione su cui ci dovremmo impegnare, ma esattamente quali sforzi sta facendo la Russia per arrivare alla fine del conflitto in Ucraina? Nelle telefonate che non solo Turchia, Cina e Israele hanno avuto con il leader del Cremlino; ma anche Germania e Francia (sì, esatto loro che hanno inviato le armi all’Ucraina, esattamente come l’Italia) non è mai emerso ottimismo su una fine rapida del conflitto né una volontà del presidente Putin di arrivare a una mediazione. Questo è un fatto e non si può semplicemente attribuire ad altri la responsabilità della lunghezza del conflitto, se dall’altra parte non c’è nessuna volontà per finirlo.
La Costituzione recita all’articolo 11: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Eppure il nostro paese è uno dei più grandi produttori di armi al mondo, parte della sua ricchezza è dovuta alle armi, posti di lavoro sono stati creati con la produzione di armi; perciò non nascondiamoci dietro un dito, vogliamo stare lontani dai conflitti, perché riteniamo di scarsa importanza quello che accade in Ucraina e in qualunque altro paese del mondo, preferiamo rimanere convinti di essere al sicuro dentro una solida campana di vetro. Difatti, tutto quello che accade nel mondo ha delle conseguenze anche per noi, inutile pensare di poterlo scansare girandosi dall’altra parte.
Pensiamo alle migrazioni, non ne siamo necessariamente il fattore scatenante, eppure migliaia di persone arrivano da noi, a causa di guerra, fame e povertà; così accade per disastri naturali o artificiali come Fukushima o Chernobyl, non ne siamo stati diretti responsabili, ma le conseguenze le abbiamo sentite.
Siamo distanti 937 km dall’Ucraina, non è dall’altra parte del mondo, è qui in Europa, l’abbiamo in casa.
Credo che nessuno, dopo due anni di pandemia si aspettasse di assistere a una guerra così da vicino, di certo non ne avevamo bisogno, saremmo voluti tornare volentieri alle nostre vite, a viaggiare per esempio, magari verso Kiev, Mosca perché non le abbiamo mai viste. Oggi agitiamo i nostri pensieri sul fatto che l’Ucraina e l’Europa non devono prolungare una guerra che fa comodo agli Stati Uniti, lodiamo il coraggio degli Ucraini, accogliamo i loro figli spaesati e confusi dalla guerra in cui hanno perso i loro genitori; mandiamo loro viveri e poi però all’orecchio sussurriamo: “Però adesso basta, dovreste smettere di chiedere armi e combattere e sedervi al tavolo con Putin, che ha tutto un piano preciso; poi tanto entrerete in Europa…forse”.
Dopo due anni di pandemia credevo che sarebbe nato un mondo diverso, più consapevole del fatto che indipendentemente: dalla nazione, il genere, la religione, l’orientamento politico e sessuale, lo stato sociale; siamo tutti uguali, tutti vulnerabili e con una sola vita.
Quanto mi sbagliavo…
Lorenzo Bertini








Lascia un commento