Uomini al potere: intervista a Diocleziano, l’imperatore in pensione

Gaio Aurelio Valerio Diocleziano, nato Diocle nel 245 d.C. è considerato uno dei più grandi imperatori di Roma. Come molti altri imperatori prima di lui, Diocleziano è originario delle province, ovvero dalla Dalmazia e la sua ascesa al trono è avvenuta, come da tradizione in quel periodo, per acclamazione dell’esercito nel 284 d.C., con cui ha condotto una feroce lotta per il potere da cui è uscito vincitore e ha aperto una nuova fase di stabilità politica nell’impero con il sistema tetrarchico, tramite cui l’imperatore divise il governo dell’impero con altre tre persone: Galero, Massimiano e Costanzo; in questo modo si assicurò di avere persone capaci in grado di reggere le sorti del vasto territorio romano a Oriente e Occidente.

Incontro l’ex imperatore presso quello che una volta era il suo palazzo a Spalato, un complesso enorme di 215 metri per 180, con mura fortificate e diviso in quattro parti come un accampamento militare, qui Diocleziano si era ritirato dall’agone politico e dalla gestione formale del potere nel 305 d.C., unico tra gli imperatori a fare una scelta del genere.

Eccellenza, lei ha creato un periodo di stabilità politica senza precedenti sul finire del III secolo, perché lasciare tutto?

Ho creato un sistema che è rimasto vivo fin quando ne ho avuto il controllo, diciamo che ho avuto sentore degli eventi poi effettivamente accaduti e ho creduto di poter lanciare una nuova fase di gestione del potere.

In cosa ha sbagliato?

Sbagliato? Io? No, io non ho sbagliato, sono altri che non hanno capito quanto fosse importante avere stabilità per gestire un così vasto impero, una sola persona non era sufficiente.

L’impero romano è una grande eredità per la storia del mondo, ha influenzato la nascita di altri imperi è stato un richiamo culturale per tutta la storia dell’umanità. Non pensa che lo scopo di accrescere la propria grandezza sia stato raggiunto, essendo stato per secoli un modello da cui trarre ispirazione?

Il mondo romano era una realtà che ha consentito progresso, civilizzazione, che altri popoli hanno fatto loro; ma Roma e l’impero sono morti, la loro grandezza ha avuto la sua storia, dopodiché è stata surclassata, siete andati ben oltre. Quello che lei e chiunque altro vedete del nostro mondo è una reliquia, un retaggio che difficilmente potete sentire come vostro ormai.

Che cosa pensa del “potere”?

Penso che come la vita ha un tempo definito, per quanto una persona cerchi di ingannarsi; è stata una delle cose che Massimiano (il coreggente col rango di Augusto andato in pensione e poi ritornato brevemente al potere) non ha capito, anche quando è venuto a trovarmi per farmi tornare. Il potere ti rende immortale, ma è un illusione e col tempo te ne rendi conto, per questo si ha paura di perderlo. La paura genera poi disperazione e nel nome di questa, fai qualunque cosa.

Il mondo oggi è composto da un sistema di Stati Nazione, in cui spesso il potere viene raggiunto attraverso un conferimento diretto da parte del popolo, non crede che la dinamica del potere sia cambiata rispetto a quando c’era l’impero romano?

Diocleziano ride e risponde: Non si illuda, chi raggiunge il potere ottiene controllo, influenza; esplora una sensazione primordiale, capace di fare gola anche al più pio degli uomini o delle donne se preferisce. Indipendentemente dall’epoca da cui ciascuno di noi proviene, il potere è rimasto lo stesso, così come la sua maledizione, perché tutti prima o poi ne pagano le conseguenze.

L’esercizio del potere può essere vincolato a scelte etiche e morali?

Il potere è un concetto mutevole e chiunque lo esercita può piegarlo a proprio piacimento, non è buono o cattivo, ma funzionale allo scopo che si vuole raggiungere; non esiste la circostanza per cui chi lo esercita seguendo un proprio codice etico non farà del male.

C’è qualcosa nella sua storia che rimpiange?

Aver lasciato la mia famiglia in balia della paura di uomini tanto più stupidi.

Diocleziano indugia un momento e poi scompare nella pietra delle rovine del suo palazzo, un frammento della sua esistenza, ritornato brevemente dalle pieghe del passato.

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