La passione di Kenmeth era sempre stata quella di osservare lo spazio, di scoprirne la sua profondità. Nel tempo aveva condotto numerosi studi sull’origine dell’universo, la nascita delle galassie e la concezione di tempo e spazio.
Da qualche mese la sua vita era stata sconvolta da uno schock circa l’intera sua ricerca scientifica, per cui aveva preso un periodo di riposo. Si teneva lontano dalle stelle, da tutto ciò che gli ricordasse il suo lavoro, aveva preso infatti un aereo ed era volato in Europa, trovando un posto tranquillo a Lodi, in Italia.
Trascorreva le giornate lungo il corso dell’Adda a leggere romanzi, ad ascoltare podcast di comici inglesi, tutto ciò che potesse temere la sua mente occupata dal lavoro.
Un giorno, mentre leggeva il giornale in un bar di piazza della Vittoria si avvicinò al suo tavolino una donna, che ben conosceva: – Elisabeth! –
– Caspita Kenneth, sei veramente attento a quello che ti sta intorno. –
– Una preda si accorge, quando si avvicina un predatore. –
Elisabeth rise, mentre si sedeva di fronte a lui.
– Come sapevi che potevi trovarmi qui? –
– Anthony mi ha detto dove eri, è molto preoccupato, sei sparito senza dare un perché. –
– La mia mail non era sufficiente? –
– Ma andiamo, interrompi le tue ricerche senza spiegare le ragioni e sparisci. Che spiegazione sarebbe? Cosa ti è successo? –
Kenneth non riusciva a spiegarlo, senza sembrare folle, perciò le disse: – Vieni con me! –
Lasciarono piazza Vittoria e si spostarono verso il parco Adda Sud, lì Kenneth si sdraiò sul prato, mentre Elisabeth lo guardava confusa e l’uomo alzò il dito indice puntandolo verso il cielo e disse: – Ogni volta che abbiamo guardato lassù, cercavamo una risposta sulla complessità dello spazio, io ho smesso le mie ricerche, perché ho trovato le risposte che stavo cercando. –
– E allora perché non sembri appagato da questo?-
– Quando mi sono messo a studiare il tempo nell spazio, mi sono reso conto che nonostante non sia lineare come il nostro, ha anch’esso delle regole. – rispose lui mettendosi seduto.
– Ovvero?- rispose lei, sedendosi accanto a lui.
– Nello spazio il tempo può allungarsi, rallentare, accelerare; ma c’è una cosa che ha in comune con la nostra concezione: non può tornare indietro. Quando è nato l’universo questo concetto è rimasto alla sua base: ogni cosa ha una sua durata.-
– Ti spaventa che non sia possibile tornare indietro? –
– No…quello che mi ha sconvolto è stato capire come il Big Bang non si sia mai interrotto, ma che ha dato inizio a un ciclo in cui tutto si ripete. –
– Spiegati meglio. –
Kenneth prese un bastone e disegnando sul terreno spiegò: – fai conto che questo sia il Big Bang, da questa esplosione ha avuto origine l’universo, che da quel momento ha cominciato un ciclo e tutta l’esistenza ha una durata: galassie, pianeti, stelle. Tutto prima o poi ritorna nel vuoto, ecco se io ti dicessi che l’universo avesse la forma di un cerchio, in cui tutto è destinato a ritornare all’origine e allo stesso tempo il ciclo continua, cosa risponderesti? –
Elisabeth lo guardò perplessa e rispose:
– Che mi sembra un po poco per andare via senza una parola, se anche il Big Bang stesse continuando anche adesso in un ciclo infinito di nascita e di morte, mi spieghi quale diavolo sarebbe il problema? –
Kenneth si alzò, come temeva Elisabeth non aveva capito ed era folle solo parlarne, si incamminò verso la strada, ma la donna gli urlò: – Kenneth Wislow torna subito qui! Sputa il rospo una buona volta e di cosa pensi.-
L’uomo si girò, tornò a grandi passi e le rispose a tono altrettanto alto: – Quello che penso, è come voi non riflettete abbastanza sulle cose che dico: se tutto è parte di un ciclo, vuol dire che anche l’esistenza di altre forme di vita ne è soggetta, perciò noi potremmo essere gli unici nell’universo perché ancora non è nata la Galassia in grado di ospitare una vita simile alla nostra o magari è già esistita ed è scomparsa senza poterci parlare. –
– Ma sei serio? Tutta questa manfrina, per paura di essere solo nell’universo. –
– Non è abbastanza per te? –
– È abbastanza vivere su questo pianeta con 7 miliardi di persone, credi davvero che mi sfreghi le mani nella speranza di incontrarne altre sette? No grazie! –
Kenneth era senza parole, l’intera esistenza poteva essere già predefinita, ma alla persona davanti a lei non fregava assolutamente nulla. Elisabeth, che ben lo conosceva, gli disse: – Te rivolgi sempre lo sguardo alle stelle, pensando che sia tutto molto più interessante se visto da lassù, ma la vita può darti talmente tanti stimoli anche da quaggiù. Per quanto ne sai, da qualche altra parte, in un’altra galassia sconosciuta, in questo immenso cerchio qualcuno sta avendo i tuoi stessi dubbi e questa prospettiva dovrebbe darti la carica sufficiente per rimetterti in carreggiata. –
Kenneth voleva dire qualcosa, ma non sapeva cosa dire ed Elisabeth lo rincuorò: – Pensa alle cose che ti ho detto e quando te la senti torna a casa. –
I due si abbracciarono, quando poi Kenneth ritornò sui suoi passi, si accorse che Elisabeth gli aveva infilato un libretto in tasca: “Marco Aurelio i Pensieri”; quando tornò alla sua casa aprì il libro sul segnalibro e lesse: “L’universo è cambiamento; la nostra vita è il risultato dei nostri pensieri”.
Kenneth rise e fu allora che capì meglio le parole di Elisabeth.








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