La nave si inabissò, reclamata ormai dal mare. Mentre veniva inghiottita dalle acque nere dell’oceano, il giovane marinaio Ferretti guardò verso l’imbarcazione e giurò di vedere ancora il capitano Croma sulla cabina di comando, l’ultima parte della nave a scomparire. La donna aveva preferito affondare con la sua nave, dove aveva speso la sua vita e, dopo anni, era riuscita a divenirne capitano della stessa, la “Aka“.
“Una folle” pensò Giovanni Ferretti, una pazza di cui era innamorato e che fino all’ultimo aveva cercato di convincere a portare via da quell’inferno, continuando a ripeterle: -Vieni con me, possiamo avere un’altra nave, perché vuoi morire? Resta con me, io ti amo! –
E lei, glaciale fino all’ultimo, gli aveva risposto: – Tu non puoi capire, ho dato a questa nave tutta la mia vita, ogni cosa. L’ho amata e qui sono stata amata, questa è stata la mia vita. –
Giovanni era rimasto ammutolito da tale fermezza, ma voleva portarla via a tutti i costi; tuttavia, la capitano, intuendo le sue intenzioni, tirò fuori una pistola e puntandogliela contro gli intimò: – Vattene! Questa è la mia vita e deciderò io come finirla. Vattene! –
I compagni afferrarono Giovanni e lo portarono via di peso, mentre lui continuava a chiamarla, così fece anche quando era nella scialuppa e ora, che la vedeva andare via nei meandri oscuri dell’oceano. Rimase in disparte a fissare il punto in cui la nave era affondata, mentre i suoi compagni cercavano di capire in che area dell’oceano si trovassero. Venticinque persone componevano l’equipaggio del mercantile “Aka” e in quindici erano riusciti a salvarsi, un senso di smarrimento pervadeva i pensieri degli uomini e delle donne sopravvissute, di cui si fece interprete il marinaio Ilhim:
– Cosa facciamo adesso? Restiamo fermi in attesa dei soccorsi o tentiamo di raggiungere la costa più vicina? –
– Non sappiamo neanche dove sia la costa più vicina – intervenne la marinaia Rabella, mentre scrutava il buio orizzonte.
– Stare fermi è una follia, non possiamo rimanere in balia dell’oceano – sentenziò Sadik, un altro membro dell’equipaggio.
Il primo ufficiale Juan Antonio Perez finora era rimasto in silenzio, stava chino sulla carta nautica, cercando di trovare la loro esatta locazione, perché ancora aveva in mente come poco prima dell’incidente il sonar avesse segnalato la presenza di una boa, vicino alla loro posizione, raggiungendola avrebbero avuto una possibilità di sopravvivere abbastanza a lungo prima dell’arrivo dei soccorsi.
Era rischioso, ma poteva essere la loro unica speranza di salvezza e così chiese alla addetta alla navigazione Mortague: – Mortague ricorda le coordinate della boa segnalata dal sonar, a bordo? – 37°01’18.4″N 34°26’36.1″W. Perché? –
– Forse potremmo essere abbastanza vicini da cercare di raggiungerla, lì non saremmo troppo lontani da Santa Cruz. – rispose il primo ufficiale, misurando la distanza.
– Ma signore noi in questo momento… – disse avvicinandosi – ci troviamo qui a 38°26’46.3″N 41°56’53.0″W, potremmo dover affrontare condizione atmosferiche avverse senza adeguata strumentazione. –
– Restare fermi non è una alternativa migliore, la mia è una soluzione concreta. –
Perez aveva deciso, Mortague aveva esposto le sue rimostranze, ma obbedì agli ordini del primo ufficiale, che contattò per radio la seconda scialuppa col resto dei sopravvissuti ed espose il piano: le imbarcazioni avrebbero tenuto una velocità di 20 nodi e 16 nodi, navigando l’una dietro all’altra; in modo da rimanere sempre a vista e con un po’ di fortuna avrebbero raggiunto la boa e da lì fatto rotta verso Santa Cruz, una piccola isola nel mezzo dell’Atlantico.
I sopravvissuti si prepararono alla partenza, ma prima Perez si avvicinò a Giovanni, il quale continuava a fissare il punto dell’affondamento, era passata quasi un’ora ormai, tutte le persone rimaste intrappolate nella Aka non c’erano più.
– Sarei dovuto morire con lei. –
– No. –
– No? Io l’amavo, ma non glielo ho dimostrato. –
– Saresti stato più felice, affogando con lei? È bello morire con chi si ama, ma sarebbe stata una tua scelta o una sua? –
– Che importanza ha? Saremmo stati insieme fino alla fine. –
– Se è così che la pensi, buttati, non ti fermerò. –
Giovanni si voltò a guardare il primo ufficiale, il quale vide negli occhi del giovane la paura, ma anche il rimpianto per essere lì; così gli mise una mano sulla spalla e disse: – Ci vuole coraggio nello scegliere di morire, ma per vivere non c’è da provare vergogna o rimpianto. –
Giovanni scoppiò in lacrime, mentre i suoi compagni si stringevano attorno a lui, appena furono pronti iniziarono il loro viaggio verso la speranza.
Seguendo il piano di Perez le scialuppe navigarono abbastanza vicine l’una dall’altra, ma ad un certo punto sulla loro rotta incontrarono un banco di nebbia, molto fitta e che bloccò per qualche momento l’operazione. Il timoniere Kalim, a guida della seconda scialuppa contattò Perez via radio e propose: – Potremmo aggirare il banco? –
– No, non sappiamo di quanto dovremmo correggere la rotta, potremmo finire in tutt’altra direzione. –
– Cosa facciamo allora? –
Il primo ufficiale si prese qualche momento per riflettere, comprendeva il rischio di entrare dentro un banco di nebbia, potevano rischiare una collisione o peggio perdere la rotta, si trattava di un rischio elevato; ma il problema a questo punto si riproponeva: l’inazione li avrebbe salvati?
Kalim ripeté, dunque, la domanda: – Perez, cosa facciamo allora? –
– Attraversiamo! –
Il primo ufficiale fece accendere una torcia sulla poppa dell’imbarcazione, in modo da permettere alla seconda scialuppa di non perdere di vista la prima, navigarono a vista dentro la fitta coltre che circondava quell’area dell’oceano, era spaventosamente inquietante per tutti. I sopravvissuti navigarono per diverse ore in questa condizione, tanto che cominciò a farsi strada il dubbio: erano sulla rotta giusta?
Ovunque guardassero non vedevano altro che acqua e nebbia, la direzione era sempre la stessa e non la avevano mai cambiata; eppure, non tutto restava immutato, sembrava come se quella coltre avesse ricoperto tutto l’oceano. A un certo punto qualcuno dalla seconda scialuppa gridò: – Torniamo indietro! –
Perez contattò subito Kalim: – Dove vorreste andare senza visuale e orientamento? NON DEVIATE LA ROTTA! È un ordine! –
– Perez datti una calmata, nessuno sta facendo niente, ma qui gli animi cominciano a scaldarsi. Sei sicuro che la rotta sia giusta? –
– Kalim ho calcolato questa rotta assieme a Samantha, basandomi su coordinate esatte, ma senza strumenti e punti di riferimento, non posso basare la navigazione sollo sulle carte. –
– E sarebbe meglio andare alla cieca? –
– Questa nebbia è passeggera, dobbiamo solo superarla. –
Continuarono ad avanzare, finché Giovanni non si accorse che la seconda scialuppa non li stava più seguendo e subito fece rapporto a Perez, il quale contattò invano Kalim senza ricevere risposta: erano soli.
La tensione stava aumentando a bordo della loro imbarcazione, con Giovanni, Perez e Sadik impegnati a tenere la rotta; mentre Rabella, Ilhim e Mortague sempre più impazienti e desiderosi di non continuare. A un certo punto, Rabella tirò fuori una pistola e intimò a Perez: – Si allontani dal timone e spenga i motori. –
A Giovanni sembrò di rivivere una scena già vista, appena poche ore fa, solamente che questa volta la persona davanti a sé voleva vivere; il giovane si frappose così tra la donna e il suo primo ufficiale, con grande sorpresa di lei, ma Perez si fece avanti e le disse: – Mi vuole sparare Rabella? Faccia pure, potrà cambiare rotta o stare ferma. E poi? –
-Andare alla cieca non è una soluzione, non ha mai pensato che aspettare sia un modo migliore per sopravvivere? –
– No, perché non lo è, per risolvere un problema bisogna correre dei rischi, le cose non cambiano da sole. –
– Spenga i motori. – sibilò Rabella, togliendo la sicura all’arma.
Perez le diede le spalle e la ignorò, la donna stava dunque per premere il grilletto, quando un bagliore luminoso li accecò e poi sparì, dopo qualche secondo riapparve e si resero conto che era la luce di un faro, quello a largo di Santa Cruz, erano finalmente salvi.
Rabella cadde in ginocchio incredula: – Ma come? –
Perez le si avvicinò, le tolse l’arma dalle mani che delicatamente smontò, sotto i suoi occhi, e nel mentre le disse: – Ho creduto che saremmo morti tutti, avevo paura, eppure non riuscivo a fermarmi, sapevo di dover andare avanti. Sa perché? –
Lei scosse il capo.
-La mia unica speranza era questa rotta e mi ci sono aggrappato. –








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