Essere la Coscienza

Ogni mattina Ginevra si svegliava, guardava il telefono, leggeva la mail che le arrivavano. Trascorreva almeno una decina di minuti a leggere tutte quelle arrivate nella notte, dopodiché si alzava, andava in bagno, poi in cucina per fare colazione e aprire la finestra per cambiare l’aria; poi, mentre faceva colazione ascoltava il telegiornale del mattino e ogni volta che sentiva una brutta notizia scuoteva la testa o imprecava.

Il mondo che vedeva non le piaceva e ogni giorno cercava di fare qualcosa per cambiarlo, eppure non sembrava mai abbastanza. Di recente aveva preso a parlare con uno psicologo, suo conoscente, si sentiva insoddisfatta, tutto ciò che faceva le cominciava a stare stretto, perché nel suo lavoro non faceva altro che prendere decisioni.

Giornate intere le passava a rispondere a mail, sempre allo stesso mittente, talvolta si prendeva alcuni giorni per rispondere, perché non riusciva a trovare le parole giuste; eppure, tutte le volte non riceveva mai un grazie.

Dava pareri, che poi magari non erano seguiti, lasciandola testimone degli eventi e delle conseguenze, assimilava la frustrazione dell’individuo; ma chi pensava alla sua?

Un giorno lo psicologo la sorprese:

– Ginevra ma perché non ti dimetti? –

– Io? Dimettermi? –

– Se sei insoddisfatta di quello che fai, vattene, le cose andranno avanti lo stesso con o senza di te. –

Andarsene? Poteva davvero? Si chiedeva tra sé e sé, mentre tornava a casa, tutto sembrava facile a parole, ma quante volte nella vita si abbandona tutto per fare altro?

Rimase coi dubbi tutta la notte, finché il mattino dopo, quando suonò la sveglia, prese il cellulare e lesse le numerose notifiche di email; qualcosa scattò in lei e decise di spegnere il telefono.

La giornata fu una scoperta, sentiva la sua mente libera, trovo l’occasione di andare in palestra, comprare dei vestiti, programmare un viaggio che aspettava di fare da tempo; eppure, alla sera una strana sensazione la opprimeva, come se fosse successo qualcosa di brutto ed infatti non più tardi fu chiamata all’ospedale: il mittente delle mail era lì.

La persona che ogni giorno aveva bisogno del suo aiuto stava addormentata su un letto d’ospedale, mentre Ginevra lo guardava al di là del vetro.

– Se la caverà – disse il medico alle sue spalle.

– Cosa devo fare dottor Garlan? –

– Per ora nulla, stanotte starà in osservazione, ma domani sarà già fuori. –

Ginevra sospirò, continuò a guardare l’individuo, poi il Dottor Garlan le chiese: – Potremmo fare due passi? Ho bisogno di parlarle. –

La donna si voltò a guardare il medico con aria interrogativa e lo vide con uno sguardo molto serio, allora decise di assecondarlo.

Camminarono lungo il reparto, non c’erano altri medici o pazienti, Ginevra era sicura di aver visto una sola infermiera; in sottofondo la donna sentiva una canzone dal titolo “This Life” di Edward Sharpe and the Magnetic Zeros, sentiva in quelle parole una certa malinconia. Uscirono su un cortile interno, per Ginevra fu come riemergere in superficie dopo essere stata a lungo sott’acqua, quel luogo era strano, sentiva i pensieri negativi compressi tutti li dentro.

Il Dottor Garlan si fermò in mezzo al cortile e si girò verso di lei, ponendole questa domanda: – Cosa pensi che io sia Ginevra? –

– Come prego? –

– Pensi che sia un vero medico? –

– Non esattamente, sei una proiezione anche tu vero? –

– Corretto, esisto quando l’individuo non può contare su di te, sono un salvagente. –

– Cos’è mi vuoi rimproverare? –

– Che dovrei fare? Esisti per uno scopo e sembra che ti annoi. –

– Sono una Coscienza inascoltata, come mi dovrei comportare? Devo assecondare l’individuo ogni volta che si comporta in maniera opposta a ciò che consiglio? –

– Quindi lo punisci col silenzio? –

– Se serve a impartigli una lezione si. –

Il dottore scosse la testa e le rispose: – Forse ti stai prendendo troppe libertà. –

Ginevra rise e lo schernì: – Libertà? Tutto ciò che è qui è una finzione, i luoghi di lavoro, di vacanza, gli ospedali, le persone. Esattamente quale libertà sto vivendo? Mi sono limitata a far pesare le conseguenze delle azioni. –

– Hai messo a rischio l’individuo, se non ti vuoi conformare al tuo ruolo, allora bisognerà prendere provvedimenti. –

Ginevra lo guardò senza parole e gli chiese: – Che vorresti fare allora? Distruggermi, fallo pure se vuoi, ma non risolverai un accidenti, l’individuo deve imparare a gestire le sue decisioni. –

– Concordo, ma forse è meglio che a stabilirlo non sia più tu da sola. –

– Cosa!? No, aspetta….-

Un bagliore di luce illuminò il cortile, poco dopo il dottor Garlan rientrò nell’ospedale, diede istruzione di portare Ginevra in una camera e si mise al computer: – È tempo di scrivere un nuovo sistema di coscienza. –

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