Enzo era seduto alla scrivania, era già vestito, perché tra poco doveva uscire e aveva bisogno di portare con sé un promemoria. Il giovane aprì il primo cassetto della scrivania, da cui prese una scatolina di cartone beige che aprì; dentro vi era di tutto: monete straniere, biglietti dei luoghi visitati in passato, dei viaggi, insegne dell’uniforme appartenute al nonno e poi c’erano chiavi.
Chiavi di auto, chiavi di casa, elementi del passato che Enzo faceva fatica a ricordare senza quelle chiavi, aveva paura di dimenticare anche quelli col tempo, quei minuscoli oggetti lo aiutavano a ricordare.
Prese in mano le chiavi della Fiat 126, la prima macchina che vide guidare da sua mamma, era piccola accogliente, quando abitavano a Roma stava dentro il cortile della villetta dove abitavano, sotto il pallore della casa che rifletteva la luce del sole su di lei, scaldandola come un forno. La mamma di Enzo la usava per accompagnare lui e sua sorella a scuola e sbrigare le commissioni Ogni volta che la accendeva, la macchina emanava un rumore forte, particolare come: “Grrrr!”, sembrava il suo grido alla vita. A Enzo piaceva tanto, anche per il suo colore blu, il suo colore preferito e nonostante le sue dimensioni era una macchina che aveva carattere e raccontava due diverse storie della sua vita: una parte a Bari e una parte a Roma.
Il padre di Enzo l’aveva comprata infatti, quando erano a Bari e portata poi a Roma, appena prima di trasferirsi lì. Ogni volta che Enzo prendeva in mano quelle chiavi, chiudeva gli occhi e tornava a Bari, poi a Roma stavolta alla guida di quella macchina, percorreva la strada di via Principe Amedeo, dove un tempo abitava a Bari, svoltava all’ incrocio, passava davanti al fornaio dove prendevano le pizze. Viaggiava verso Roma, percorreva la strada di Via Frinico, si fermava al numero 33, a guardare il cancello nero, dove dietro si ergeva una pallida casa bianca, quella che aveva chiamato casa per tre anni, andava poi dritto, avanti per la propria strada.
Si ritrovò di nuovo alla scrivania, prese così le chiavi della 126, le mise in tasca e rimise la scatoletta dentro il cassetto; uscì così di casa in una fredda mattina di Novembre, pronto a viaggiare verso una nuova meta, col portafortuna del suo passato.








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