Voglio raccontare una storia, la mia, di come e perché ho deciso di dedicare una parte del mio tempo libero alla politica.
Tutto inizia nel 2017, è un periodo particolare si avvicinano le elezioni, c’è un diffuso malcontento verso la politca e io sentivo da tempo il bisogno, l’impulso di fare la mia parte, di partecipare attivamente per fare qualcosa per la collettività.
Avevo già le idee chiare su dove sentivo la mia appartenenza e così ricevo indirettamente una spinta da un deputato, allora del PD, di cui seguivo l’attività: Roberto Giachetti. Lui è stato il mio ispiratore, il mio modello per un certo periodo e in un breve video invitava a non stare in panchina, a lamentarsi di quanto facesse schifo la politica; ma di essere parte di un cambiamento, di partecipare. Così ho contattato il circolo della mia città, ho conosciuto l’allora segretario Marco e ho cominciato come volontario.
Fin da quando ho cominciato mi sono reso conto che all’interno del Partito Democratico, sotto qualunque leadership, è sempre convissuto un senso di irrequietezza verso la propria classe dirigente, così come stanchezza e disillusione. La passione era sepolta, offuscata anche dai conflitti all’interno dei circoli e con la federazione, sempre meno persone sentivano il bisogno di dedicare tempo alla politica.
La politica accende gli animi, ma se non dà il giusto peso alle persone, alle loro idee, ai loro problemi questi si spengono.
Dal 2018 ho preso l’incarico di fare il portavoce del circolo, dedicando me stesso a tenere in piedi la sezione, dopo numerose fuoriuscite, a far rinascere l’iniziativa politica del Partito Democratico qui, a Casalpusterlengo. Confesso che avvicinandosi la fine del mio mandato, sento una certa insoddisfazione, perché non ritengo di aver fatto nulla di importante e significativo, capace di riaccendere gli animi delle persone deluse, penso di aver fallito in questo compito. In questi anni ho avuto al mio fianco persone straordinarie, piene di conoscenza, idee, ma anche frustrazione. Mi hanno insegnato a correggere il tiro, a fermarmi quando rischiavo di andare a sbattere, ho sentito da loro storie sulla città, sulla sua gente e il proprio passato politico.
Oggi che si parla di crisi del PD non ci si rende conto che questa ha radici profonde e non riguarda solo l’aspetto della classe dirigente, sconfitta troppe volte in questi anni per avere alcuna credibilità; questo rappresenta un aspetto di tanti altri che saranno sempre pietre a cui questo partito sarà legato se i suoi leader non ci metteranno mano.
Quindi: perché avere fretta di selezionare un leader?
Occorre prima arare il campo, non basta raccogliere subito i frutti e ciò non riguarda stabilire la nostra identità, perché sarà sempre divisa su due linee di pensiero principali: riformismo e progressismo. Perché dobbiamo necessariamente accettare una solo di loro?
Uno dei nostri problemi è avere una posizione sui temi e seguirla, non ci si può dividere ogni volta se un segretario non sceglie quello che pensano o i riformisti o i progressisti. La democrazia prevede pluralità di opinioni e non mi sembra che ogni volta che c’è un governo diverso da quello desiderato spezziamo l’Italia in due, con due governi a Nord e a Sud.
In questi anni ho supportato le iniziative di tutti i segretari, anche quelle su cui non ero convinto o d’accordo e così hanno fatto tanti altri come me; ciò mi avvicina a un problema nei circoli ed è appunto: la considerazione. La classe dirigente ha interesse nell’opinione mia, dei miei iscritti o degli altri circoli? Ne fa tesoro? Finora l’impressione che si è avuta propende per un secco No e ciò ha allontanato le persone perché non si sono sentite valorizzate, importanti. Il ruolo degli iscritti deve essere relegato a quello di truppe in attesa di ordini o di persone da cui imparare, comprendere il prossimo e i problemi comuni? Sono convinto che dagli altri ci sia sempre da imparare, nel bene e nel male.
Se poi chi guida il partito si mette davanti a me e mi dice: “Lorenzo, tu sul problema delle pensioni hai ragione, ma lascia che ti spieghi perché non possiamo fare come vorresti tu…”.
Questo è già un’altra maniera di porsi e confrontarsi, ciò mi porta a un’altra problematica di questo partito, ovvero la presenza della classe dirigente sul territorio, la sua vicinanza ai circoli. I parlamentari si vedono poco, si vedono più nelle trasmissioni televisive o a fare interviste sui giornali, in cui immancabilmente devono picconare il partito. Questo modo di fare, ad esempio, crea confusione, perché non si capisce a che titolo tal persona dica quelle cose e a che scopo, quando basta fare una telefonata al leader di turno o un incontro nelle sedi preposte dove condividere le proprie letture.
La classe dirigente dovrebbe altresì impegnarsi in una vera formazione di chi vuole fare passi in politica, senza limitarsi a questioni sui massimi sistemi, ma spiegare come funzionano gli organi dello stato, come inziare un progetto di legge, gestire un ministero; attraverso anche un lato pratico, assegnando simulazioni tipo.
Anche la questione del Tesseramento va completamente rivista, perché è diventato difficile fare la tessera, le persone non si vogliono sentire vincolate, specie se la tessera è un aspetto fine a se stesso, utile magari a battere cassa e su cui il Nazionale ha messo una stretta, per cui ci sono meno risorse per circoli e federazioni.
Quanto alle alleanze e le candidature, di cui oggi si discute, anche per le regionali. Le alleanze sono utili se c’è cooperazione, condivisione, motivo per cui non vanno inseguite a tutti i costi, specie se non c’è la volontà di farle funzionare. È giusto provare e riprovare, in nome di un bene comune, ma a un certo punto preserviamo anche la nostra dignità.
Sulle candidature, questo partito deve dare modo di scegliere i propri rappresentanti eletti, se non può farlo la legge elettorale, non c’è scusa che tenga.
Infine, un messaggio alle donne di questo partito: siete tante, siete forti, siete spesso migliori; ecco allora non aspettate di avere l’approvazione di un maschietto per ottenere quello che volete. Agite! Mettetevi in gioco!
Col cuore,
Lorenzo Bertini
P.S. Per l’amor di Dio, smettiamo di preoccuparci sempre dei sondaggi, perché altrimenti non saremo mai in grado di definire noi stessi e cosa vogliamo per il paese!








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