Portali nascosti

Raul si era addormentato, quando viaggiava in treno era come sdraiarsi sul letto per lui, si addormentava dopo poco. Tomà, il suo migliore amico, ogni tanto lo guardava senza parole per la facilità con cui chiudeva gli occhi e dormiva immediatamente appena poggiava il capo; lui non ci riusciva, non in quella situazione, dove stavano costantemente sul chi va là, tutto per quella cosa. Di tanto in tanto girava lo sguardo verso la mano sinistra di Raul, alla quale portava un guanto misterioso, dove era incastonata una grossa gemma rossa. L’oggetto era la causa della separazione di Raul dalla sua famiglia e in un certo senso il principio della sua storia di sventure.

Anni fa, il padre di Raul aveva trovato in una grotta un accesso verso mondi nascosti, che utilizzava per far sparire oggetti e persone in cambio di denaro. Col tempo divenne sempre più ricco e potente, ma allo stesso tempo impaurito dalla possibilità che qualcuno scoprisse il suo segreto, da divenire un’ ossessione, motivata dagli agenti che i nobili invidiosi della ricchezza, da loro stessi procurata, e della sua influenza sul Regno di Vorlon. Allo stesso tempo attirò su di sé l’interesse dei Cercatori di Mal, un antico ordine, alla ricerca del loro profeta, scomparso centinaia di anni fa, varcando la soglia proibita.

Consapevole dei pericoli che stava attirando su di sé e la sua famiglia il padre di Raul decise di distruggere la porta; condusse così una sera suo figlio nel suo nascondiglio, svelando il suo segreto e spiegando la funzione della porta. La porta aveva quattro gemme, in base alle quali cambiava le sue funzioni:

– la rossa consentiva di recuperare oggetti di epoche diverse, evocare bestie e incantesimi;

– la blu permetteva di nascondere oggetti e persone;

– la gialla dava modo di trasferirsi in altre parti del mondo;

– la nera conduceva al mondo dei morti.

Tutte insieme aprivano la porta delle stelle, una dimensione che consentiva di arrivare in altri punti dell’universo, collegati tra loro da altrettante porte.

Nel momento di distruggere la porta, il padre però non ci riuscì, corrotto dal potere e dalla ricchezza ottenuta con quel artefatto decise di imbrigliare il suo potere in quattro oggetti: un guanto col potere della gemma rossa, uno specchio con quello della blu, un anello con quello della gemma gialla e infine un medaglione col potere della gemma nera.

Divise i quattro oggetti tra i membri della sua famiglia, Raul ottenne il guanto, la moglie e madre del ragazzo, Adele, ottenne lo specchio e lui tenne per sé l’anello e il medaglione.

Dopo quella notte Raul non vide mai più suo padre e si mise in viaggio per cercarlo, ma ciò che portava con sé attirava l’attenzione. Infatti, Tomà si accorse che a bordo del treno uomini in armatura stavano perlustrando i vagoni e diede subito uno scossone a Raul, che si svegliò contariato:

– Cosa c’è? –

– Uomini di Gavolstone! – sussurrò Tomá allarmato.

– Ancora? Accidenti! –

– Che facciamo? –

– Vai verso il fondo, io li tengo impegnati. –

Gavolstone, un rivale di suo padre che dalla sua scomparsa non aveva fatto altro che cercare di ottenere gli oggetti che Raul e la madre custodivano, ma se era qui per lui forse stavano cercando anche sua madre. Il pensiero lo preoccupò molto, ma ora doveva pensare a Tomà e a sé stesso.

Tomà si alzò e aprì la porta della carrozza successiva, ma uno degli uomini in arme lo notò e lo richiamò: – Messere un momento! –

Il ragazzo nemmeno si voltò e passò alla carrozza successiva, la guardia andò a passo deciso verso di lui, ma Raul evocò col guanto una frusta di luce che fece perdere l’equilibrio al soldato. Gli altri udendo il frastuono si accorsero di Raul e gridarono: – È lui! –

Altri cinque soldati andarono incontro verso di lui, ma il ragazzo non si mosse di un millimetro, si concentrò su ciò di cui aveva bisogno per sconfiggerli, tirò la mano chiusa a pugno come se colpisse l’aria e dal suo guanto sprigionò una luce rossa da cui uscì un pugno gigante che travolse i cinque uomini armati.

Sembrava finita, ma qualcosa di potente cominciò a far vibrare il guanto, che veniva attratto, perché un sesto avversario si fece avanti: un altro uomo senza armatura, se non per i guanti con anelli metallici che portava. L’avversario cercava di spezzare il controllo Raul esercitava sul guanto e con espressione severa e compiaciuta gli disse: – Il maestro otterrà ciò che vuole ragazzo, rendi il guanto a me e avrai salva lavita. –

-Maii! – gridò Raul col massimo sforzo, per tenere il guanto a sè, non riusciva a pensare a un modo per difendersi col guanto, era troppo concentrato a controllare la forza di attrazione del potente mago.

Tomà, vedendo l’amico in difficoltà, prese da uno dei soldati a terra una balestra e scagliò un dardo in direzione del mago, colpendolo alla spalla.

L’uomo gemette per il dolore e perse la concentrazione, rompendo così l’incantesimo e Raul non perse tempo, concentrò la sua rabbia e dal guanto ne scaturì un fulmine potentissimo, ma il mago alzò il bastone magico che teneva con sé, l’arma però non riuscì ad assorbire completamente il colpo e il mago fu ugualmente centrato dal fulmine talmente potente da essere sbalzato nella carrozza da cui era venuto.

Il treno stava arrestando la sua corsa, allora Raul separò la loro carrozza dal resto del convoglio ed evocò una lunga fila di cavalli alati, guidati da Alkastar, il signore dei venti, che con un fischio fece alzare i cavalli in volo con le carrozze restanti e condusse i ragazzi in salvo, consapevoli che la loro avventura era solo all’inizio.

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