L’arte nel corpo

Marco parcheggia la bici, come ogni mattina, vicino all’Accademia, si avvicina all’ingresso ancora assonnato, ma qualcosa cattura subito la sua attenzione: nel cortile interno vede infatti un ragazzo danzare.

Questi volteggia attorno alla statua in mezzo al cortile, protrae il corpo avanti e indietro in una sorte di connessione con la scultura, da cui prende poi le distanze retrocedendo all’angolo opposto. Si avvicina, si blocca nel mezzo, osserva per la prima volta Marco, con due profondi occhi scuri e gli sorride.

Il ragazzo è confuso, il ballerino alza ora al cielo delicatamente il braccio destro, poi il sinistro ed infine li congiunge al suo petto.

A quel punto incomincia non uno spettacolo improvvisato, ma un incantesimo dove il corpo dimentica la gravità ed esprime tutto se stesso e dove le emozioni acquisiscono forma.

Quando finisce, Marco e i presenti, attirati da quell’incantesimo sono senza parole, applaudono e sorridono ammirati da quel ballerino, che ora si asciuga e si riveste come se niente fosse.

Marco però deve chiederlo, si avvicina all’altro ragazzo e gli dice:

<< Ciao, volevo dirti che è stato stupendo vederti danzare. >>

<< Oh ti ringrazio!>> fece lui con un sorriso

<<Posso chiederti cos’è la danza per te?>>

<<È un’espressione dei sensi, è mostrare alle persone come attraverso il mio corpo posso diventare arte. Personalmente, per me danzare è come respirare, fa parte di me, realizzo me stesso con questo ogni giorno.>>

Marco non era sicuro di poter comprendere il significato di quelle parole e l’altro se ne accorse:

<<Come ti chiami?>>

<<Marco. Tu?>>

<< Io Riccardo. Vuoi avere una dimostrazione di quello che ti ho appena detto?>>

<<Si certo!>>

Riccardo sorrise e rispose: <<Fantastico, allora domani sera vieni a questo indirizzo a Cassano D’Adda.>>

Gli porse il biglietto, Marco lo prese, lesse l’indirizzo, poi alzò lo sguardo, ma Riccardo non  c’era già più.

“Che sia stato davvero un incantesimo di una creatura magica?” Pensava fra sé e sé.

La sera successiva Marco guidò fino a Cassano D’Adda, parcheggiò in centro e proseguì per la discesa, seguendo le indicazioni di Maps.

Arrivò al ponte del Pecchio, dove dall’altro lato trovò lui: Riccardo. Il ballerino, vestito di bianco, stava con gli occhi chiusi ad ascoltare il suono gentile del fiume e mentre le luci del giorno scivolavano dall’orizzonte, aprì gli occhi e si accorse di Marco.

Un sorriso sottile apparve sul volto del ragazzo, che con uno sguardo fiero e divertito  invitò l’altro a seguirlo.

Riccardo corse via e Marco lo seguì, ai lati del sentiero erano presenti altre ragazze e ragazzi  tutti vestiti di bianco, perfettamente immobili in posa, che al passaggio del giovane apprendista voltarono tutti lo sguardo nella direzione in cui correva Riccardo.

Marco raggiunse Riccardo nell’estremità dell’isolotto, alle loro spalle vi era il fiume sotto l’imponente mole del Castello illuminato di una luce scarlatta.

I ballerini si posizionano in cerchio a loro e Riccardo si avvicina a Marco dicendogli:

<<Stasera lascia che sia il tuo corpo a dire ciò che pensi, esprimi ciò che senti come facciamo noi.>>

Marco chiude gli occhi, allarga le braccia e rimane immobile ad ascoltare i rumori attorno a sé: il fruscio dell’erba, lo scorrere del fiume, lo stridio dei grilli. In quell’istante, Riccardo gli passa delicatamente una mano sul viso e lo spinge all’indietro, subito un gruppo di mani lo afferano e lo sollevao, il ragazzo si sente come cullato dalle onde.

A un certo punto sente toccare l’erba sotto di sé ed impulso inizia a rotolare e dieci corpi lo seguono

Si ferma, e gira la testa, accanto a lui è sdraiato Riccardo, che coi suoi profondi occhi scuri lo osserva, protrae le braccia  verso di lui, che le afferra. Si alzano, tenendo le braccia intrecciate si muovono in cerchio, mentre sotto di loro gli altri ballerini ballano e si muovono a terra.

Attorno al gruppo, centinaia di lucciole emergono dall’erba, illuminando la danza del fiume, che accompagna quella notte d’estate.

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