Ferathal era l’albero più possente che il mondo avesse mai visto, dimorava vicino a una cascata, il punto più alto di tutta la valle.
Un giorno, un bambino stava tentando con tutte le sue forze di risalire sulla riva del fiume e sebbene il piccolo cercasse di aggrapparsi a ogni sporgenza, le rapide erano troppo forti e ormai stava per giungere alla cascata.
Mosso da pietà per il piccolo essere, Ferathal fece quello che nessun albero aveva mai osato fare: aiutare un uomo. Protese il suo ramo più lungo e il bambino si spinse con le gambe per raggiungere l’aiuto insperato offerto.
Vi rimase attaccato per un giorno intero.
Da quel momento il bambino iniziò a vivere sotto la tutela del grande albero e ricevette il nome di Hardev (Colui che resiste)
Hardev era sempre in movimento, giorno e sera vagava per i boschi; Ferathal gli insegnò la pazienza e il linguaggio degli alberi, fatto di movimenti lenti e precisi.
Gli anni passarono Hardev divenne un giovane bello e determinato, nei suoi occhi scuri si poteva leggere forza e spensieratezza.
Un giorno si recò dal grande padre a cui parlò di un sogno, che lo vedeva in mezzo a tanta gente come lui ed attorno al maestoso albero.
L’albero rispose: “Figlio, te auspichi di raggiungere la reciproca comprensione, ma per ottenerla devi prima trovare l’armonia”.
Hardev iniziò a viaggiare al di fuori dei boschi, per comprendere l’armonia, imparò il linguaggio dei fiori, armonizzando i suoi movimenti lenti e precisi, con la grazia e la capacità dei fiori ad abbracciare le proprie emozioni.
Tempo dopo giunse a una montagna, la più alta che avesse mai visto. Lì patì per la prima volta il freddo, tutto il suo corpo lo frenava, perché il vento soffiava impetuoso e la neve scivolava sul suo giovane viso, che guardava la montagna, apprendendo la sua impotenza dinnanzi a essa. Dal grande piccò imparò a muoversi velocemente e ad avere contezza del proprio corpo, ad accettarne i limiti e abbracciarne le fragilità.
Giunto alla fine del suo viaggio si trovò davanti il mare e lì capi che per giungere all’armonia, doveva prima offrirla.
E così, si avvicinò alla riva del mare impetuoso, prese della sabbia in mano, la osservò e la lasciò cadere a chicchi. Si inginocchiò, protese le braccia verso l’acqua del mare e guardò verso il cielo di nubi, in attesa dell’onda. Il suo sguardo era pieno di gioia, non si era mai sentito così felice e appagato, quando l’acqua toccò il suo viso ci si immerse completamente ed alzatosi congiunse le braccia al petto in un abbraccio.
La sua danza sul mare era fatta di movimenti lenti, quasi di attesa, e poi un flusso costante di emozioni riversate come nel tentativo di aprire il proprio cuore e la propria mente. Dopo due giorni di tempesta, per tentare comprendere la lingua del mare; giunse infine l’armonia e Hardev capì che aveva raggiunto il suo scopo ed il mare lo aveva egualmente accettato.
Le persone che avevano assistito a quel momento magico, dopo giorni di tempesta, lo soprannominarono Richard (potere coraggioso), il Messaggero della Natura.







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