Il Detective Roger Kendall si stava recando al 6° cerchio della città di Washington, aveva ricevuto una chiamata per un nuovo caso di morte misteriosa, già il terzo nel giro di un paio di settimane e il suo capo, Mary Rollins, aveva deciso di affidargli tutti i casi.
Kendall era alto e calvo con una cinquantina di anni sulle spalle, nel dipartimento tutti lo conoscevano per il suo irrinunciabile impermeabile beige.
Arrivato all’appartamento della vittima, non troppo distante dalla stazione centrale, Kendall fu accolto dalla Detective Roberta Wankam che lo aggiornò:
-Roger, buongiorno!-
-Buongiorno! La vittima?-
-Di qui!-
Infilatosi i guanti e la pellicola per le scarpe attraversò il corridoio dell’ingresso, scrutando le stanze che oltrepassava dove erano presenti altri colleghi.
Roberta lo condusse nella stanza da letto, la vittima giaceva sul pavimento, ancora vestito.
Roger si avvicinò per osservare meglio…sul viso e sul collo non vi erano segni di lotta, vicino alle labbra c’era una piccola goccia giallastra; mentre le mani sembravano gonfie, ma non c’erano traccie.
Il Detective si alzò e chiese: -Chi era la vittima?-
-David Speelmann, 42 anni, non risulta che avesse famiglia, viveva da solo.-
-Cause della morte?-
Roberta tirò fuori una piccola sfera che accese ed essa cominciò a lievitare sopra al cadavere, ogni tanto emettendo un “beep”.
La collega di Roger aprì dunque uno schermo interattivo, che il Detective incominciò a esaminare con lei.
-Cavolo, sembra che il signor Speelmann fosse malato di cancro!- – esclamò la Detective.
-Già.-
-Dalle analisi, la causa sembra imputabile a un sovradosaggio di farmaci.-
-Mandale al Coroner-.
Roger proseguì verso il bagno, aprì gli armadietti, esaminò i flaconi delle medicine, li richiuse, mentre la sua collega lo guardava con aria interrogativa e questi nel frattempo alzò la tavoletta del water, cercava traccie. Il water era immacolato, annusò dentro…”Roger!”, lo richiamò Roberta disgustata, ma il Detective aveva fatto centro, il water era stato pulito con la candeggina da poco.
Si rialzò, indicò gli armadietti e disse: -Prendiamo tutti i flaconi e facciamoli esaminare-
-Pensi che non sia stato un suicidio?-
-Chi ha trovato il corpo?-
-Il collega che lo aspettava per l’inizio del turno, ma….-
-È ancora qui?-
Il Detective era diventato improvvisamente martellante, mentre ripercorrevano il corridoio e Roberta si stava innervosendo tanto che a un certo punto lo bloccò e gli disse: -Stai interrogando una collega o una sospettata?-.
-Roberta, voglio solo avere rapidamente tutti gli elementi e poi decidere come trattare il caso.-
La Detective Wankam sospirò e riprese: -…lavorava al Centro di Controllo trasporti, regolazione e smistamento della linea ferroviaria di Washington. Il suo collega, Arthur Bearby, lo stava aspettando per il cambio del turno, ma non vedendolo arrivare si è fatto sostituire da un altro collega ed è venuto a cercarlo.-
-È ancora qui il collega?-
-Sì, di là in cucina.-
-Andiamo!-
Si recarono in cucina e trovarono l’uomo con l’agente Greed. Il Detective Kendall si avvicinò al collega e gli sussurrò:
-Peter vai pure, ci pensiamo noi.-
L’agente si alzò subito dalla sedia della cucina e introdusse i Detective al testimone:
-Signor Bearby, i detective Kendall e Wankam ora le faranno qualche domanda sulla sua testimonianza, la prego di raccontare loro quello che ha raccontato a me.-
Arthur Bearby teneva la testa tra le mani, ancora scioccato dalla scoperta e si limitò a dire: -Certamente!-
L’agente si allontanò facendo un segno di assenso ai due investigatori e Roger gli diede una pacca sulla spalla. I due si sedettero di fronte al testimone al tavolo della cucina, sotto una luce bianca che illuminava bene la stanza.
Il Signor Bearby aveva poco meno di trent’anni e colpiva per il pallore della sua pelle, quasi cadaverico.
-Signor Bearby…- iniziò il Detective Wankam- So che è ancora scosso e cercheremo di essere molto rapidi. Che ne dice se prima mi spiega da quanto conosceva il signor Speelmann-
-In verità, non da tanto circa 6 mesi.-
-Era a conoscenza della sua malattia?-
-Si, David lo disse a tutti un mese fa.-
-Quanti siete in ufficio?-
-Siamo 4, copriamo turni di 24 ore.-
-Ritiene che la malattia avesse molto depresso il signor Speelman?-
-Non saprei dire, David sembrava fiducioso, non ci ha dato segni di scoramento.-
Kendal era rimasto in silenzio, per tutto il tempo aveva osservato il modo di rispondere del Signor Bearby e alla fine chiese una sola domanda, quando la collega ebbe finito:
-Signor Bearby…- disse protraendosi verso il testimone -Che cosa fate nel vostro ufficio?-
-Monitoriamo gli arrivi e le partenze allo scalo ferroviario e teniamo traccia dei loro trasporti. –
-Capisco, la ringrazio per il suo tempo.-
Kendall si alzò sotto lo sguardo sorpreso degli altri due e lasciò l’abitazione. Tornato in centrale, rimase nel suo ufficio per ore, finché non chiese a Wankam di raggiungerlo.
Dopo aver chiuso la porta, Roger fu molto schietto: -Per me il caso Speelmann ritengo sia omicidio.-
La collega strabuziò gli occhi e rispose: -Che elementi hai per dirlo?-
-La vittima stava seguendo un ciclo di terapia, i flaconi che abbiamo ritrovato sono tutti farmaci studiati per le terapie contro il cancro e non erano neanche a metà.-
-Magari ha usato un altro tipo di sostanza.-
Roger scosse la testa e insiste’: -Roberta, quella casa è ripulita, a stento ci sono tracce della vittima.-
-Mi spieghi perché sei così convinto?Finora mi hai mostrato elementi circostanziali, non basteranno al Capitano per farti aprire un’indagine per omicidio.-
Roger si fece serio, tirò su il telo del proiettore dietro di lui e scoprì la bacheca, dove c’erano appuntati i tre casi, che stava seguendo e li illustrò alla collega:
-Tre persone in tre settimane, tutte e tre sono morte in circostanze misteriose: Brighton Mitchell, 45 anni, caduto sotto un treno della metropolitana; Helen Cadrey, 36 anni, morta soffocata da una fuga di gas; David Speelman, 42 anni, probabile suicidio. Sai cosa hanno in comune queste persone?-
-A parte che per età sono tutte abbastanza vicine, non saprei, le loro morti sono accadute in circostanze diverse.-
-Lavoravano tutte e tre in impianti fondamenrali: Mitchell era all’impianto di distribuzione della corrente elettrica in tutta la città, Cadrey al Centro di Controllo Ambientale e Speelman al Centro di Controllo Trasporti. Non trovi che sia una coincidenza piuttosto fortuita?-
Roberta aveva ascoltato con attenzione, tuttavia era scettica sul ragionamento del collega e non glielo nascondeva: -Roger, se fosse accaduto nella stessa settimana sarebbe sembrato strano, ma tre persone che muoiono a distanza di una settimana l’una dall’altra sono un caso, non un schema.-
Roger sospirò: -Sapevo che mi avresti risposto così.-
Roberta sorrise.
-Se lo sapevi, è perché tu stesso non sei convinto.-
-Mi mancano dei pezzi, ma sono convinto che non sia un caso.-
Tre persone, tre morti, tre circostanze diverse e tre impieghi diversi. Roger Kendall ne è sicuro, qualcosa qui non quadra, ma che cosa unisce queste morti? I tasselli del mistero non sono ancora completi.








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