2100: Niente è come sembra

Roger camminava avanti e indietro per il sottopassaggio abbandonato, ricontrollò l’orologio, era passata più  di un’ora senza che nessuno si presentasse all’appuntamento.

“Basta!” pensò il Detective sbuffando e si avviò verso l’uscita, ma mentre se ne stava andando un rumore metallico attirò la sua attenzione, si girò prontamente con la mano sulla fondina della pistola e avanzò cautamente verso la direzione di quel rumore, illuminando l’area con una torcia.

Vide un bagliore provenire da una stanza in un corridoio buio, tolse la pistola dalla fondina e avanzò lentamente. “Signore fammi uscire vivo da  qui” pensò tra sé e sé; si mise quindi contro la parete vicino all’ingresso della stanza, contò fino a tre e poi decise di entrare.

Con un rapido movimento si precipitò nella stanza, con la pistola puntata. Ad eccezione di un tavolo, un paio di sedie ed una lampada con una debole luce non era presente altro; Roger rimase sull’ingresso, senza abbassare l’arma, finché una voce dal buio gli disse: -Roger, per l’amor del cielo mettila via.-

-Martin, sei tu?-

-Certo, chi dovrebbe essere? Il presidente-

Roger abbassò l’arma sollevato e rispose: – Non era più semplice discutere di questo a casa mia, piuttosto che qui.-

-Quando fai il mio mestiere, la parola sicuro diviene un concetto molto relativo.-

L’altro avanzò dalla penombra, Martin Sullivan era un amico di vecchia data di Roger e analista di lunga esperienza nella C.I.A, un po più basso di Roger, brizzolato e con un paio di occhiali neri e spessi.

Si sedettero al tavolino, Martin tirò fuori una bottiglia di bourbon, Roger lesse sull’etichetta: “American Eagle 12 Year Old”.

-Sorprendente vederne una, dove l’hai presa?-

-Ho un amico con un hobby, cerca di ricrearlo.-

Martin prese due bicchieri è verso il liquido scuro, Roger prese il bicchiere e bevve un sorso, mentre l’altro lo guardava divertito.

-Non è male, come lo fa?-

-Credimi, non lo vuoi sapere.-

Roger lo guardò con aria interrogativa  e allontanò il bicchiere.

-Perché hai voluto che ci vedessimo?-

Roger si schiarì la voce e raccontò la vicenda dei tre casi di morte misteriosa, specificando l’identità delle vittime e le loro mansioni. Martin lo ascoltava molto attentamente, quando il Detective finì la sua spiegazione, si pulì gli occhiali e replicò:

-E tu vorresti trattare questi casi come omicidi, con così pochi elementi?-

-So che è un azzardo, ma sono coincidenze troppo strane, c’è sotto qualcosa lo sento.-

-Secondo me è la simbologia che ti alimenta questi dubbi.-

-Che vuoi dire?-

-sono 3 persone, morte nel giro di tre settimane. Se consideriamo che tre è il numero perfetto, direi che tu stai facendo condizionare da un numero.-

Roger si innervosì, chiaramente Martin si stava prendendo gioco di lui.

-Ti ho chiamato per avere aiuto e te mi prendi pure per il culo, come fanno in ufficio!-

-Puoi biasimare me e i tuoi colleghi? A parte i tuoi sospetti e prove circostanziali non hai niente, non hai nemmeno un sospetto.-

-Per questo ti ho chiamato, ho bisogno dei dossier su chi lavorava con le vittime, secondo me sono coinvolti.-

Martin scosse la testa e sospirò profondamente: -Ti stai complicando la vita Roger e se ti sbagliassi?-

-Io non mi sbaglio Martin, sai che quando seguo una cosa è perché mi fido del mio intuito.-

L’altro sorrise e rispose: -Ah maledizione, come sempre non riesco a farti cambiare idea. Farò questa ricerca, ma non ti prometto nulla.-

I due fecero un brindisi e bevvero a onore della loro amicizia.

Passarono settimane senza che Martin si facesse vivo con Roger, tant’è che il Detective cominciò a dubitare dell’impegno dell’amico; finché una sera Roger non ricevette una chiamata insolita, l’interlocutore disse soltanto: -Solito posto, tra un’ora. Vieni da solo.-

Roger si presentò puntuale all’appuntamento, la porta della stanza, in cui era stato l’ultima volta, era chiusa e lo fu per almeno 10 minuti, Martin poi gli aprì e disse: -Entra!-

Roger avanzò nella stanza, mentre l’amico richiudeva subito dietro di lui la porta. Martin sembrava diverso, preoccupato, controllò tutta la stanza prima di sedersi, mentre Roger lo guardava abbastanza confuso.

-Martin, che succede?-

-Scusami, solo delle piccole precauzioni.-

-Avevo ragione?-

-Ho controllato le persone, ma non sono loro a darmi pensiero.-

-E chi?-

-Le tre vittime sono state rimpiazzate nei loro rispettivi ruoli, lo sapevi?-

-No, è importante?-

-Oh si, perché è accaduto il giorno dopo la loro morte. Ogni ufficio aveva già un sostituto.-

Roger sgranò gli occhi, se quello scoperto da Martin fosse vero, queste morti sarebbero state orchestrate per inserire tre nuove persone nei rispettivi luoghi di lavoro, ma perché mai? Non aveva senso.

Il Detective non potè fare a meno di chiedere a Martin:

-Non so cosa pensare, perché dovevano morire? Uno era già malato, in ogni caso sarebbe stato sostituito, quindi perché ucciderlo? Non capisco.-

-Ascoltami, quello che sta succedendo qui non ha niente a che fare con ragioni personali, tu hai visto giusto, queste persone sono state uccise perché erano scomode a qualcuno che si sta preparando.-

-Preparando per cosa?-

-L’Apocalisse.-

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