Cirene stava nella saletta amanettato, con l’unica mano libera si era allungato verso una rivista e aveva iniziato a sfogliarla per ingannare l’attesa.
Era davvero incredibile da quanto tempo la morte riuscisse sempre a sfuggirgli, l’aveva cercata a lungo, attraverso migliaia di anni, centinaia di popoli ed epoche, eppure riusciva sempre a scivolargli via dalle dita.
Malediva quel giorno in cui consumato ormai dalla fame e dalla sete, inveì contro gli dei che ignoravano le sue preghiere per ritrovare la strada di casa dopo un naufragio: -Voi che non patite la fame, la sete, la malattia e che godete della benevolenza del tempo siate maledetti! Che la vostra esistenza sia sempre infelice come i pochi momenti a me rimasti.-
Dopo queste parole, un’onda gigantesca si era sollevata dagli abissi del mare e una voce terribile era esplosa da essa: -TU OSI MALEDIRE GLI DEI? TU PENSI DI SAPERE COME SIA VIVERE DA DIVINITA’? Tu ora vivrai, tornerai a casa, continuerai a vivere tutti i tuoi giorni e vedrai la fine di tutti coloro che amerai.-
Quanto tempo era passato? Troppo per contarlo, la voce degli dei non l’aveva più sentita, aveva perso tutto e ricostruito tutto, diverse volte; ma negli ultimi 300 anni aveva smesso di crearsi una famiglia, trovare amici, perché era un supplizio vedere il tempo scorrere per loro.
In quel momento, arrivò il poliziotto che l’aveva preso in custodia, l’agente Gomez si avvicinò con due caffè in mano e gliene porse uno: -Ho pensato ne volesse uno.-
-Molto gentile.-
Il poliziotto gli tolse le manette dalla sedia, così che potesse appoggiarsi sul tavolo, e bevve un sorso, non aveva mai amato quella bevanda, fin da quando un mercante turco glielo fece assaggiare nel lontano 1600, eppure rendeva schiavi; dopo che iniziavi non era possibile smettere.
Gomez gli porse la fatidica domanda: -Mi spiega cosa è successo? Un’infermiera sostiene che lei abbia ucciso un paziente.-
-Un malato terminale, che voleva mettere fine alle sue sofferenze, potevo ignorare questo grido di dolore?-
-Non spettava a lei questa decisione.-
-E a chi? Dio? Ho da tempo imparato che qualsiasi dio non interviene sulla morte, ma sulla vita. Se la vita diventa una sofferenza, un supplizio inutile, insopportabile non è giusto porvi fine?-
Il poliziotto non rispose subito, era combattuto sul quesito, perché alla fine a tutte le persone del mondo si fa strada prima o poi la domanda, specialmente quando a soffrire è una persona che si ama.
-Io posso comprendere la sua domanda, ma non tocca a noi decidere per gli altri, perché dare la morte a un’altra persona è comunque omicidio.-
-Dare la morte a chi prega di morire è omicidio? Per me è un atto di pietà, che non ho mai ricevuto.-
-Anche una persona sotto tortura prega di morire a un certo punto, dargli la morte anche in quel caso è un gesto di pietà? Dopo averla torturata?-
-Non è la stessa cosa, lei vuole davvero paragonare un dolore inflitto da qualcuno con uno da cui sei oppresso? Sono due dimensioni completamente diverse.-
-Quale dei due hai tu Cirene?-
Al greco si gelò il sangue, come faceva a sapere il suo vero nome?
-Chi sei tu?-
L’ agente allargò un sorriso:
-Lo sai, mi sembra che fino a poco fa stessi pensando a quanto tempo hai dedicato a cercarmi, mi sbaglio?-
Cirene trasalì, possibile che l’individuo davanti a lui fosse davvero la Morte?
-Ma perché sei così sorpreso?-
-Non immaginavo che…insomma ti vestissi nei panni di un poliziotto.-
-Le forme non sono mai le stesse, ma torniamo alla domanda: quale dolore hai tu Cirene? Quello a cui è stato inflitto o quello che è oppresso da un dolore?-
-Io sono entrambi mi è stato inflitto un dolore, che mi opprime da troppo tempo.-
-Ti è stata data la vita eterna, perché è un dolore per te?-
-Perché sopravvivo a tutto, ormai conosco il mondo, la sua storia, le tragedie, i grandi momenti. Non ho nessuno scopo qui.-
La Morte scosse la testa, non concepiva come un’uomo, investito di un grande dono, lo avesse totalmente sprecato.
-Sei uno sciocco Cirene di Cefalonia, hai passato un’intera esistenza a crogiolarti nel tuo stesso dolore, senza cercare uno scopo. Ti sei lasciato andare al corso della corrente.-
-Tu mi biasimi? Che hai fatto della tua esistenza, a parte togliere la vita?-
-Io della mia esistenza ho fatto uno scopo, rammentare che non c’è nulla di infinito, tutti siamo dipendenti dal tempo; esattamente come un barattolo di fagioli, abbiamo una scadenza, persino io.-
Rimasero in silenzio a scrutarsi l’un l’altro, due esseri immortali che avevano condotto vite diverse e ora erano lì a parlare della propria fine.
La Morte consapevole della risolutezza di Cirene gli chiese infine:
-Dove vorresti morire?-
-Sulla riva di casa, dove sarei dovuto morire dall’inizio.-
-Sia così dunque.-
Un bagliore balenò dal centro del tavolo e i due scomparvero. Nello stesso giorno sulla spiaggia di Cefalonia una coppia trovò lo scheletro di una persona di un epoca molto antica e ormai perduta, colui che maledì l’immortalità.








Lascia un commento