La “voce del cielo” la soprannominavano, era il mito di Nonna Greta che ne aveva seguito le performance come una groupie. Ogni volta che leggeva sul giornale dei suoi tour, segnava le date e cominciava a risparmiare per comprarsi il biglietto del teatro, programmare il viaggio, sistemare il vestito che avrebbe indossato.
Mi raccontò di essere partita da Piacenza un sabato e di aver raggiunto Napoli la sera stessa dello spettacolo, solo per poter sentire lei…la Donata.
“Come era la sua voce nonna?”
“Ah Luca, come poterlo descrivere con le parole, era sublime, non ascoltavi una voce e basta, ma ti sentivi proprio prendere per mano da lei e volare sopra il mondo, tra un edificio e l’altro, tra i boschi e gli oceani. Se in quel momento pensavi a quanto fosse amara la vita, lei te ne faceva vedere e sentire solo il bello.”
Le scrisse lettere, non seppe mai se se le avesse lette o meno; finché, quando arrivò la notizia che sarebbe venuta a spettacolo a Parma, pregò la sua amica e coinquilina Matilde, che doveva intervistarla per la Gazzetta di Parma, di consegnarle una sua lettera.
La cantante rimase profondamente commossa dall’affetto e la stima che la Nonna aveva per lei, da inviarle un mese dopo una busta contenente 2 biglietti per la prima del suo spettacolo alla Scala.
Nonna Greta era al settimo cielo, corse da Matilde per comunicarle la notizia ed invitarla a venire con lei, sebbene l’amica non avesse la sua stessa passione.
Nonna mi raccontò che lavorò per notti al vestito da indossare per la Prima, un lungo vestito blu notte, con ricami d’argento sul bordo. Fu una serata memorabile, la nonna raccontò che era presente persino il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e la moglie Carla. La Donata aveva procurato alle due giovani donne un posto stupendo sul loggione, con una giusta visuale sul palco.
Un valletto fece pervenire un messaggio della Donata, in cui scrisse:
“Quello di oggi non lo dimenticare mai.”
La performance della cantante era stata sublime, mia Nonna mi raccontò che ci fu un momento in cui ebbe la certezza che la Donata avesse rivolto lo sguardo verso di lei e le avesse sorriso.
La sua voce seguiva la musica come il girasole che segue la luce del sole o il naufrago che alza gli occhi al cielo e legge le stelle per tornare a casa.
-Vuole sapere perché sono qui signor Borloni? – domandai dopo il lungo racconto.
-Speravo di arrivare alla fine in effetti- mi rispose burbero l’anziano produttore.
-Voglio realizzare il sogno di una donna che amo, rimasta devota a una passione. Per lei desidero solo l’unico album prodotto della Donata e so che fu lei a produrlo. –
Il vecchio sospirò, non era certamente la prima persona a chiederlo; tutti gli sbattevano in faccia il denaro senza comprendere il valore di ciò che gli veniva chiesto. Oggi si trovava di fronte a un ragazzo, che con umiltà gli aveva chiesto “tempo” per raccontare una storia.
Non era una storia eccezionale, ma riusciva a leggere la verità in quelle parole.
Il signor Borloni si protese verso il ragazzo e disse:
-Tu hai un cuore buono, ma ciò che mi chiedi io non lo ho più da tanto tempo; tutte le copie che erano in circolazione sono state acquistate.-
Luca apparì deluso, era di nuovo senza nulla e non sapeva quanto tempo gli restava, ma il signor Borloni lo incoraggiò:
-Non avvilirti, so da chi puoi andare, ma non è detto che ti accontenti-
-Chi?-
-La Donata ha avuto una famiglia, so per certo che le copie del suo album sono nelle mani di una persona: la figlia della cantante, Patricia Nou Claret.-
Patricia Nou Claret era stata una famosa ballerina, ora insegnava, scriveva libri; ma stava alla larga dalla mondanità milanese.
Mettersi in contatto con lei non sarà per niente facile, ma il signor Borloni mi ha dato il numero di telefono della sua assistente.
Il telefono squilla un paio di volte, poi una voce seria risponde:
-Pronto?-
-Buongiorno, sono Luca Cadrazzi la contatto per chiederle gentilmente un appuntamento con la signora Nou Claret.-
-Da dove ha preso questo numero signore?-
-Mi è stato dato da un conoscente.-
-Capisco, perché vuole parlare con madame Nou Claret?-
-Ho una richiesta da farle, una cosa molto importante, una questione di vita e di morte.-
-Essere vaghi non le farà avere neanche un messaggio.-
Raccontai all’assistente una versione accorciata della storia e del perché volessi incontrarla.
L’assistente rise e disse: – Sa quante volte ho sentito storie del genere? Madame Nou Claret non ha tempo da perdere.-
-La prego, sto solo cercando di realizzare un desiderio di una persona malata, non sto chiedendo soldi o di vendere nulla, voglio solo poter far ascoltare a mia nonna, un ultima volta, la voce che ha cambiato la sua vita.-
Ci fu un attimo di silenzio, poi un sospiro ed infine l’assistente chiese:
-Come si chiama sua Nonna?-
-Greta Forlani.-
-Attenda in linea.-
Passarono lunghi minuti, non ero sicuro di ricevere una risposta, finché l’assistente non riprese la chiamata:
-Madame Nou Claret è disposta ad accontentare il suo desiderio…a precise condizioni.-
-Quali?-
-1. Sarà lei stessa a portare a sua nonna l’album e a farglielo ascoltare;
2. La stanza dove sarà fatto ascoltare dovrà essere privata, ci dovranno essere solo lei, la signora Forlani e Madame Nou Claret;
3. Non sarà permesso registrare nulla dell’incontro.
Accetta le condizioni?-
-Non so se l’ospedale mi consentira…-
-Questo è un problema suo. Accetta le condizioni si o no?-
-Si, va bene. Quando sarà?-
-Domani mattina alle 9, mandi l’indirizzo a questo numero.-
Mi dettò il numero, dicendomi di non chiamare più e di scrivere solo brevi messaggi a quello che avevo ricevuto.
Non persi tempo, andai subito nell’altra stanza, dove stavano mia madre, mio zio e la nonna che mi fece un sorriso stanco.
Il mio cuore ebbe un sussulto a quella visione, il tempo stava scivolando via da lei eppure aspettava solo me, voleva aiutarmi a mantenere una promessa.
Presi da parte mia madre: -Madame Nou Claret verrà qui con l’album.-
Mia madre sgranò gli occhi e disse entusiasta: -Davvero?-
-Si, ma a precise condizioni.-
Le raccontai cosa aveva previsto la figlia della Donata, mia madre parve molto contrariata, lì per lì, perché avere un’altra stanza in un pomeriggio sarebbe stato abbastanza difficile.
Ci furono molte discussioni con il personale dell’ospedale, fu Nonna Greta a voler togliere l’impiccio dicendo solamente:
-Andiamo a casa.-
I medici lo sconsigliavano caldamente, anche noi eravamo contrari, ma nonna parve risoluta:
-Se avete fatto tutto quello che si poteva e ora si tratta solo di attendere, fatemi scegliere a me dove e quando. Io voglio che sia nella mia casa, tra gli affetti e i ricordi.-
Nessuno si permise di replicare, nel giro di poco tempo si sbrigarono le pratiche e fu lasciata andare.
Scrissi un messaggio al numero datomi dall’assistente e il mattino dopo una macchina nera si presentò al condominio, dove abitava nonna. Dal veicolo fu fatta scendere dall’autista una donna sulla cinquantina alta, coi capelli ramati e gli occhi azzurri.
Suonarono al citofono, l’autista chiese a che piano doveva salire madame Nou Claret. La donna arrivò quindi alla soglia della casa di Nonna Greta al terzo piano, il suo sguardo era freddo e serafico, sembrava che l’avessero costretta a venire lì.
Mi presentai: -Benvenuta signora Nou Claret, sono Luca Cadrazzi e questa è la mia famiglia. –
“Signora” quando preferì quella parola, l’ospite si portò una mano sulla tempia, come se avesse appena ricevuto una botta in testa, ma resse il colpo, indugiò su di me e disse: -So perfettamente chi è lei. Buongiorno a tutti!-
Dopo un generale buongiorno, ci fu un attimo di glaciale silenzio, dopodiché mia madre cercò di spezzare la tensione chiedendo: – Le possiamo offrire qualcosa?-
Madame Nou Claret si volse verso di lei, poi guardò di nuovo me, poi si girò e rispose con un sorriso: – È molto gentile, ma preferirei saltare i convenevoli e vedere subito la signora Forlani.-
Mia madre trattenne il respiro, poi le mostrò la strada, bussò e una voce stanca le disse di entrare. La stanza di Nonna era ben illuminata da una grande finestra che dava sul balcone, da piccolo la vedevo spesso lì a stendere i panni, mentre canticchiava. C’era poi una grande libreria, dove conservava i suoi libri e la collezione di dischi in vinile, dedicati all’opera, l’unica sua vera grande passione, dopo ovviamente la macchina da cucire, sistemata su un tavolino.
Nonna Greta era seduta sul letto, con un paio di cuscini a supporto per la schiena, ed era molto felice. Aveva chiesto a mio zio ieri di preparare il grammofono e aveva fatto sistemare delle sedie accanto a lei.
Madame Nou Claret parve irriconoscibile a vederla, salutò nonna calorosamente e sorridente, le mostrò l’album e le raccontò un po come era nato, dopodiché inserì il vinile sul grammofono e fece partire la musica.
La voce della Donata pareva un richiamo, come il canto delle sirene dell’Odissea. Come si poteva resistere?
La Nonna era commossa, singhiozzava ascoltando quella musica, chissà cosa stava pensando, sembrava che avesse appena ritrovato un’amica.
Madame Nou Claret uscì un istante e fece entrare mia madre, mio padre, mio zio e mia sorella, tutti vicini a Nonna Greta in quel momento bellissimo per lei.
La figlia della Donata rimase in disparte sulla soglia io venni verso di lei e chiusa la porta le porsi la domanda, che avevo fissa nella mia mente: – Perché ha nascosto la sua voce al mondo? –
Lei mi guardò leggermente sorpresa, poi con un sorriso amaro rispose: -Perché ero abbastanza egoista da volere che la voce di mia madre fosse solo per me e mia sorella.-
-Come mai ha cambiato idea?-
Lei aprì la borsa e tirò fuori un pacchetto, me lo porse, dentro vi trovai delle lettere, tutte di una persona…Greta Forlani. In tutti quegli anni, la Donata le aveva conservate tutte.
Lorenzo Bertini







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