Le stanze dello scrittore

Il maresciallo Pulciano era nella casa del signor Bellini, un’anziano di circa ottant’anni, scomparso da due giorni. I vicini lo avevano visto uscire una mattina presto, senza alcun bagaglio appresso e avevano pensato che fosse andato a camminare come faceva sempre. Da allora nessuno lo aveva visto rientrare o aveva dato l’allarme, l’uomo viveva da solo e non aveva parenti.

I suoi amici non riuscivano a spiegarsi delle ragioni per il suo allontanamento e da quando aveva deciso di trasferirsi a Morterone, era sempre più distante.

Il carabiniere entrò nella casa dell’anziano, un ambiente molto semplice, camera da letto e bagno erano al piano terra, insieme alla cucina; mentre al piano di sopra si trovava il salotto, con una grande libreria e un’altra stanza chiusa a chiave.

La badante, la signora Lopez, l’unica che aveva dato l’allarme guardò con preoccupazione i carabinieri cercare indizi nella casa, pensando al lavoro che avrebbe dovuto per rimettere a posto.

Il maresciallo, notando la sua inquietudine, le chiese di spiegargli un po le abitudini del signor Bellini e nel frattempo fece gesto ai suoi di fare tutto con molta calma e ordine:

-Che cosa fa il signor Bellini nelle sue giornate?-

-Cammina molto, a volte vado con lui, 15, 20 km li fa ancora come un ventenne.- rispose lei abbozzando un sorriso.

-In casa non passa molto tempo quindi?-

-Di solito sta fuori 5 o 6 ore, il resto della giornata legge, dorme brevi periodi, mangia poco e si chiude spesso nel suo studio.-

-Ha una chiave del suo studio?-

-No, di solito se la porta con sé, tende ad occuparsi lui delle pulizie lì.-

-Secondo lei, è accaduto qualcosa che possa aver indotto il Signor Bellini ad allontanarsi senza dire nulla?-

La signor Lopez scosse il capo e singhiozzando rispose: – No…il signor Bellini è una persona molto tranquilla, raramente l’ho visto agitato.-

-Ha ricevuto brutte notizie, magari è morto qualche suo amico?-

-Non posso aiutarla in questo, il signor Bellini non si apre molto quando si tratta delle sue emozioni, ogni volta occorre scavare molto per farsi dire cosa pensa.-

Il maresciallo si allontanò, andò verso l’appuntato Gemelli all’ingresso e gli disse: – Jacopo fai venire un fabbro, dobbiamo aprire una porta chiusa.-

-Subito.-

Il carabiniere andò verso l’auto, mentre il superiore tornò dalla badante a cui chiese: -Cosa faceva il signor Bellini prima della pensione?-

-Lavorava nella grande città, onestamente non mi ha mai spiegato di cosa si occupasse.-

-C’è qualcun altro che lo conosce bene?-

-Gruppi di amici, molti abitano a Milano o Piacenza; ma stiamo parlando di persone tutte molto anziane, che vede soprattutto nella bella stagione.-

Il maresciallo congedò la signora Lopez e attese l’arrivo del fabbro in salotto, mentre il carabiniere scelto Dossena portò quello che aveva trovato sul comodino del letto.

-Cosa hai trovato?-

-Non molto, un bicchiere d’acqua, foto di famiglia, un flacone di pillole per la pressione e un libro.-

-Che libro?-

-“Il manoscritto ritrovato ad Accra” di Paulo Coelho.-

Il sottoposto consegnò il libro al superiore che lo osservò e lo aprì al punto dove era il segnalibro:

“Quale direzione prendere?”

“È meraviglioso procedere con la sola guida dell’Entusiasmo, rispettando il mistero della vita: la strada è bella e il fardello è leggero. L’obiettivo può essere enorme o modesto, può trovarsi lontano dalla propria casa o accanto alla porta, eppure tutti lo perseguono con estrema considerazione e dignità.”

-Questo potrebbe essere un indizio per un allontanamento volontario, mi chiedo a questo punto lo scopo di stare qui.-

-Vuol dire che dovremmo smettere di cercarlo Maresciallo?-

-Voglio vedere prima cosa troviamo dietro quella stanza.-

Passò un’ora ed alla fine il fabbro arrivò, si mise subito a lavoro, aprendo la porta senza difficoltà.

Il maresciallo entrò dentro la stanza, vi erano tre schediari appoggiati al muro sulla sinistra, una grande scrivania di legno al centro sotto la finestra e sulla destra una bacheca con centinaia di fogli attaccati.

Sulla scrivania c’era un computer, una stampante, un diario e un altro oggetto metallico di non precisato scopo.

Il maresciallo prese il diario e lo aprì sul segnalibro, la data segnata era di due giorni fa, 28 aprile 2072, e sotto vi era scritto:

“Ra56;Ro1;S100”

Che cosa poteva mai significare?

Il maresciallo si guardò attorno e vide che i tre schediari avevano delle etichette: Ra, Ro e S.

Aprì il primo schedario, c’erano moltissime cartelle numerate, prese la 56 e lo stesso fece per gli altri schedari.

Ra56 è un racconto, intitolato “La Voce del Mare”.

Ro1 è un romanzo dal titolo “Il vero ruolo della Coscienza”.

Infine, S100 è una sceneggiatura di un episodio intitolato “La panchina”.

Il Maresciallo chiama gli altri suoi sottoposti e a ciascuno di loro consegna uno degli scritti, mentre lui si tiene il romanzo.

Il racconto parla del ricordo di due giovani innamorati, conosciutisi d’estate al mare, poco prima della Seconda Guerra Mondiale.

La sceneggiatura parla di un uomo in attesa di un segno, mentre resta seduto su una panchina in una terrazza sul mare di una città del Sud Italia.

Infine, il romanzo riguarda la coscienza dell’individuo, che si libera da un ruolo di remissione e abbraccia il suo scopo di guida per le scelte dell’ individuo.

Una volta comprese queste cose il maresciallo fece diramare una ricerca per persona scomparsa su tutto il territorio del Sud Italia, nei giorni successivi tornò nello studio per cercare di restringere il campo.

Lesse ancora il diario, guardando i giorni indietro e vide scritto sul 20 aprile 2072:

“Sono così stanco, tutti i giorni mi sento come se volessi stare solo a letto, forse il mio tempo sta davvero arrivando. Se è così, voglio poter rivedere il mare un ultima volta.”

Il Maresciallo guardò le note successive su un altro giorno, sul 22 aprile 2072 lesse:

Tutto è pronto, il 28 partirò e riprenderò il viaggio fatto quando avevo 30 anni.”

Il 26 aprile poi lesse:

“Ho paura, non mi allontanavo da casa da tanto tempo. E se mi perdessi? Chi sarà lì per me? Devo fare tutto con le mie forze, ormai sono solo uno spettatore delle cose del mondo; ma per la mia vita devo fare la Prima il 28, con il primo treno per Napoli.”

Napoli, il maresciallo chiamò subito la questura della città e fece girare il profilo dell’anziano signor Bellini.

Attraverso una estesa rete di ricerca e dal traffico della rete, il signor Bellini venne alla fine trovato alla spiaggia dei Trezeni, non troppo distante da Agropoli.

L’anziano ottantenne stava seduto su una sedia, con le gambe distese e lo sguardo impegnato a contemplare la bellezza del mare, sotto un’esplosione di luce, che lentamente scivolava via.

Il maresciallo Pulciano era venuto fin lì apposta per riportarlo a casa, gli si avvicinò con discrezione e si sedette accanto a lui.

Nessuno dei due disse una parola per un po, entrambi si godevano il momento, osservando la spuma delle onde risalire verso la sabbia e poi tornare indietrom Sotto il lento scemare della luce del giorno, alla fine il vecchio scrittore parlò:

-Si è mai fermato tanto tempo ad osservare quello che ha intorno?-

-In effetti no, non ho il tempo.-

-Tempo? Scivola così in fretta, che ogni suo minuto è prezioso.-

-Posso farle io una domanda?-

-La prego.-

-Ho visto le stanza di uno scrittore, eppure quest’uomo non ha mai pubblicato nulla, perché?-

-Tutti possiamo essere scrittori, per alcuni è una passione e un mestiere; ma per altri è un sogno. I sogni restano tali se si cade preda della paura di non riuscire a concretizzarli.-

-Lei ha avuto paura?-

-Non riuscivo a fare quel salto nel vuoto, perché per tutta la vita ho sempre cercato di poter vedere il percorso.-

-Ha dei rimpianti?-

-No, le scelte non devono essere motivo di rimpianto, è solo il cammino della vita che prende forma.-

-Se me lo consente, mi piacerebbe leggere altro di quello che ha scritto.-

Il vecchio si girò sbigottito per la prima volta verso il maresciallo, con gli occhi chiari umidi e sorridente fece un cenno di sì con la testa.

Il maresciallo gli porse affabile fazzoletto, l’anziano scrittore si asciugò le lacrime e i due rimasero dunque in attesa della sera, perché lungo sarebbe stato comunque il viaggio verso casa e il tempo non mancava.

Lascia un commento

Mi chiamo Lorenzo

Benvenuto su Bertini Scrittore, un angolo tranquillo della grande biblioteca digitale, che puoi trovare in rete. Leggi, immagina e trova ispirazione, perché scrivere è per tutti!