“Vi siete mai domandati che cosa vedete nell’ultimo istante della vostra vita? Quel famoso scorrere la vostra vita davanti agli occhi, in cui ricordate cose che avete dimenticato. Le vorreste rivivere?”
Così cominciava la demo della Neuropharma & Technologies Spa, la multinazionale che oggi presentava la sua ultima novità nel campo delle Neuroscienze. L’idea principale era la creazione di una piattaforma in grado di produrre una sequenza di onde al cervello, capace di indurre il nostro corpo in errore e spingere verso un momentaneo stato di agonia, tramite cui risvegliare una parte sopita del nostro cervello, un “magazzino”, così lo aveva definito il responsabile scientifico del progetto Roberto Cardini, dove sono seppelliti buona parte dei ricordi di cui non abbiamo più accesso.
Douglas Brenson ascoltava in silenzio, assieme agli altri colleghi la spiegazione, si trovava lì a Dallas per conto del giornale “Reporter”, un giornale d’inchiesta che nei mesi scorsi aveva ricevuto una soffiata anonima sulla novità della multinazionale, la sua direttrice aveva deciso di non diffondere subito la notizia, voleva che Douglas scavasse sugli inquietanti retroscena del progetto, che stando alla fonte riguardavano i detenuti di una prigione a Dallas, su cui erano stati testati gli effetti della potente piattaforma.
Douglas attese l’inizio del box domande e partì in sordina, appena gli fu concessa la parola: “Douglas Brenson da Reporter, ho giusto due domande per il Dottor Cardini: È vero che per i test di questa piattaforma sono stati usati detenuti della prigione del Dallas Correction Center? Peter Makosky sostiene che sia stato costretto a rivivere, con la vostra piattaforma, i suoi omicidi poco prima della sua esecuzione. È così?”
Cardini non si scompose, si sistemò gli occhiali e rispose pacatamente: – I test sono stati eseguiti su persone consenzienti, di cui abbiamo fornito necessaria documentazione alle autorità competenti. Detto ciò, se ricordo bene il signor Makosky era un pluriomicida, su cui non è stato eseguito alcun test preliminare, le sue informazioni sono inesatte. –
Una sintesi che lasciava molti dubbi, ma a Douglas non fu concessa altra domanda. Nei giorni successivi cercò di ottenere una intervista col dottor Cardini, ma l’azienda non ne voleva sapere se non con domande concordate che evitassero di trattare gli argomenti già discussi.
Fu allora che ricevette da una fonte anonima una chiavetta usb, contente dei file video, ciascuno dei quali erano dei test registrati, il cui unico soggetto era un uomo, noto come esperimento F26.
F26 non aveva nome, ogni giorno venivano eseguiti test su di lui, sequenze di test cognitivi, sulla percezione dello spazio o dei suoni; sequenze di test logici e attitudinali, anche sulle condizioni psico fisiche.
Il più terribile dei test era senza dubbio il CMR (Connection Mind Response); il soggetto veniva collegato a una macchina che analizzava le onde cerebrali, successivamente veniva sottoposto a un trattamento farmacologico, in grado si provocoare uno stato di fin di vita. In quel momento le onde cerebrali si affievolivano ad un impulsi brevi e costanti, l’unica eccezione era una parte del cervello molto attiva. I ricercatori sembravano impegnati a cercare di comunicare con l’uomo soggetto dell’esperimento, sfortunatamente il video era senza audio; ma riguardando fotogramma per fotogramma Brenson riconobbe tra i ricercatori lo stesso Dottor Cardini.
Il giornalista portò alla sua direttrice, Caroline Walls, la chiavetta e le fece vedere tutti i video, il materiale era una fonte di informazioni unica, Caroline ,voleva andarci piano:
-Gesù, Douglas ti rendi conto delle implicazioni legali, etiche e scientifiche che questa contiene?-
-Si, lo so, per questo ho voluto mostrartelo.-
-Da chi lo hai ricevuto?-
-È arrivato in anonimato, non so dire.-
La donna imprecò, cominciò ad andare avanti e indietro per la stanza, mentre teneva tra le dita una ciocca dei suoi capelli rossi.
-Ok!- disse all’improvviso. – Riapriremo “Watcher”, metti insieme un team e cominciate a scavare, prima di metterla in prima pagina voglio la storia completa.-
-Carol, questi lanciano la loro piattaforma tra due mesi, per un lavoro del genere servirà il quadruplo del tempo.-
-Lo so, ma te vuoi scrivere un articoletto per sollevare qualche domanda o raccontare dei fatti?-
Douglas non rispose, prese la chiavetta e si avviò verso l’uscita, “Douglas!” lo richiamò Caroline, l’uomo si girò verso la sua direttrice che disse seria: -Ricorda, nessuno deve sapere a cosa lavora te e il tuo team. Intesi?-
Douglas fece cenno di sì con la testa e poi uscì dall’ufficio, aveva bisogno di altre tre persone per questo compito e aveva già in mente chi: Bernard Jones, una lunghissima esperienza di giornalismo investigativo; Anne Gimbles, editorialista per la cronaca e Pola Shore, curatrice della pagina dedicata alle novità in campo medico e scientifico.
Douglas diede loro appuntamento verso sera tardi, quando nella redazione non c’era quasi più nessuno.
-So che siete tutti stanchi, ma vi ho chiamato qui perché dobbiamo iniziare a lavorare su una cosa grossa, che coinvolge la Neuropharma & Technologies Spa e il loro recente nuovo lancio. Inutile dire che di quanto discuteremo qui non potremo far parola con nessuno, se non a Caroline. Qualunque cosa vi chiedano colleghi, amici e familiari non parlatene, ora siete parte di una squadra che lavora nell’ombra. Tutto chiaro?-
-Finalmente un’inchiesta che potrebbe essere degna per chiudere la carriera- scherzò Bernard.
-Che cosa abbiamo sulla Neuropharma & Technologies Spa?- chiese Pola.
-È chiaro Douglas, da dove iniziamo?- aggiunse Anne.
-Vi mostro il materiale che ho ricevuto da una fonte anonima, partiremo da qui. Guardate con attenzione.-
Douglas fece partire il primo video, assieme guardarono tutto il materiale, era l’inizio dell’inchiesta su il LIMES(Life Moments in Milliseconds) della Neuropharma & Technologies Spa.
Prossimo episodio il 30 marzo 2025








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