I corvi volteggiavano voraci sopra un topo, uscito dal suo rifugio in cerca di cibo e ora a turno lo imbeccavano sul corpicino, per ucciderlo e nutrirsi della sua carme.
Tiberio Sempronio Gracco osservava la scena, non era un segno di buon auspicio per lui, avrebbe pregato più intensamente gli dei per ottenere il loro favore; ma il suo cammino non poteva divergere nella direzione, Roma aveva bisogno di lui.
Caio Blossio lo aveva mandato a chiamare per fargli incontrare un gruppo di contadini e piccoli proprietari terrieri, suoi ex sottoposti durante la campagna coi Numantini 3 anni fa.
“Voi siete stato una benedizione degli dei, ci avete salvato da un massacro, ma ora siamo tornati a casa per non avere niente, lavoriamo solo la terra di altri.”
“Vi supplico, io avevo una terra prima, ma mi è stata confiscata mentre ero in guerra e il Senato non vuole ridarmela.”
“Abbiamo combattuto per Roma, ma per cosa?”
Cavalcava ora verso il colle Palatino, assieme al fratello Caio e osservava come la grandezza e l’avidità di Roma potesse rischiare di divenire l’inizio della sua stessa distruzione, serviva un cambiamento a favore del popolo.
Nella casa della madre Cornelia, l’uomo manifestò alla matrona e all’amato fratello la propria amarezza e i propri propositi:
-Ormai ascolto solo voci disperate, del popolo che ha difeso e combattuto per Roma, ma per cosa? I soldati non ricevono alcun ringraziamento o appezzamento di terra, persino quella del demanio pubblico viene presa da famiglie già ricche e potenti.-
-La ricchezza e il potere spesso avvelenano i cuori e le menti degli uomini…anche più illustri- osservò Cornelia.
-Dovremmò presentare una proposta al senato- fece Caio.
-In Senato siamo in forte minoranza ed è parte del problema.-
-Cosa intendi fare fratello?-
-Voglio presentare la mia candidatura come tribuno della plebe, il popolo ha bisogno di una voce.-
-Al tribunato possono accedere solo i membri della plebe.- rammentò la madre.
-È vero, ma la gens Sempronia ha questa origine, per cui questo ostacolo si può superare.-
Cornelia e il fratello lo guardarono meravigliati.
-Come ti guadagnerai il loro favore?-
-Proponendo una legge agraria, di cui possano essere beneficiari.-
I comizi tributi furono convocati per l’elezione dei nuovi tribuni, Tiberio presentò la sua candidatura con sommo stupore generale, ma un decisivo sostegno, merito non solo del suo nome, ma di molti amici come Caio Blossio che ne coadiuvarono il sostegno.
Il 10 dicembre dell’anno 621 dalla fondazione della città, Tiberio iniziò ufficialmente la sua carica di Tribuno della Plebe, assieme a 9 membri, di cui avrebbe cercato il sostegno per la sua vera sfida.
Quel giorno dal tempio di Cerere, Libero e Libera, dove si erano riuniti i suoi sostenitori, Tiberio disse:
“Le bestie selvatiche hanno tane e rifugi, ma voi, cittadini di Roma, non avete neanche un pezzo di terra su cui riposare.”
Ci furono grandi applausi e grida di approvazione, quando gli animi si placarono, Tiberio riprese:
“Quello di oggi è l’inizio di una nuova strada che dobbiamo costruire, in cui vi sia riconosciuto il diritto a possedere un lembo di terra, che avete servito e difeso per Roma.”
I sostenitori esultarono a quelle parole, ma qualcun altro osservava la scena con preoccupazione, il tribuno Marco Ottavio sembrava non condividere lo stesso entusiasmo sui proclami di Tiberio.
La stessa sera incontrò segretamente il pontefice massimo, Publio Cornelio Scipione Nasica, a cui confidò i propri timori.
-L’avvento di Tiberio potrebbe mettere a rischio il potere del Senato e spingere le fazioni degli equites ad avanzare ulteriori pretese.-
-Tiberius non riuscirà a far passare alcuna legge che non abbia l’approvazione del senato e nell’assemblea è in netta minoranza. Non preoccupiamoci così presto Marco, ma tieni d’occhio la sua attività.-
-Sarà fatto.-
All’alba del 5 gennaio dell’anno 622 dalla fondazione della città, Tiberio convocò la curia del Senato, dove introdusse per la prima volta il problema dei terreni del demanio pubblico, che erano stati presi dai grandi latifondisti e la proposta per risolvere il problema.
Tiberius proponeva una lex agraria, che stabilisse un limite alla terra pubblica in possesso dei grandi proprietari. La sua proposta prevedeva:
1. Recupero delle terre pubbliche occupate illegalmente dai grandi proprietari;
2. Redistribuzione ai cittadini poveri e veterani, con un massimo di 30 iugeri a famiglia;
3. Indennizzo per i proprietari che perdevano le terre
Appena concluse la sua esposizione, il senatore Marco Porcio Catone, nipote del famoso Catone il censore, si alzò in piedi, così che tutti potessero udirlo attaccò direttamente il progetto di Tiberio:
-In un sogno, ho visto vasti campi di grano a perdita d’occhio, luminosi come la luce del dio Apollo. Essi erano il simbolo della ricchezza di Roma, ma un incendio minacciava questi campi a ovest e ora riesco a capire meglio quel sogno. –
I senatori applaudirono l’intervento, mentre Tiberio scuotendo la testa rispondeva provocatoriamente: -Quei campi erano forse parte del demanio pubblico? Perché ho fatto lo stesso sogno, solo che l’incendio lo vedevo giungere da est.”
Alcuni senatori applaudirono o esplosero in una risata.
Il senatore Lucio Manlio Cecilio non rideva e disse quello che molti pensavano: – Il tribuno Gracco vuole autorizzare un furto di Stato, verso chi ha reso grande Roma. Ai ladri dobbiamo riservare pene più severe!-
I senatori annuirono e applaudirono l’intervento, mentre Tiberio replicò:
-Io non sto togliendo nulla ai ricchi, sto solo ridistribuendo ciò che è del popolo romano per diritto. Se noi non diamo ai cittadini la possibilità di lavorare la terra, come possiamo pretendere che difendano Roma?-
Alcuni senatori parvero convincersi, ma la maggioranza respinse la proposta, il senato propose di nominare una propria commissione per esaminare la questione agraria, ma Tiberio pose il veto, non aveva intenzione che il Senato prendesse in mano il bando della matassa, per chiudere la questione.
L’unica strada ormai che gli avrebbe consentito di portare avanti il suo disegno era portare la sua proposta direttamente ai comizi curiati, così da bypassare l’opposizione del Senato.
Il mattino era ormai giunto e un pallido sole illuminava quella metropoli di bellezza e intrighi.
Prossimo episodio per il 15 aprile.








Lascia un commento