Un caldo afoso copriva la zona degli scavi, Giovanni Pezzolini e il resto del team archeologico del dipartimento di Archeologia delle Università di Napoli, Oxford e Madrid si erano rifugiati nelle tende dell’area archeologica di Pompei, in attesa che calasse la luce del giorno.
Nel frattempo, per non restare con le mani in mano eseguivano studi e analisi sulle scoperte raggiunte.
Sulle pendici del vulcano dormiente avevano trovato infatti un tempio sotterraneo molto ben conservato, dove avevano trovato un’altare e attorno una serie di statue in pietra nera.

L’archeologo Pezzolini esaminava la statua trovata vicino all’altare, che sorprendentemente era in posizione inginocchiata e nell’atto di colpire un cristallo.
-È affascinante come lo scultore sia riuscito a ricreare una posa così naturale, sembra proprio di toccare una persona.-
-Allora ti sorprenderà questo.- commentò la collega Maria Cantilana.
La donna fece notare l’anello d’oro al dito indice della mano sollevata verso l’alto, piuttosto inusuale che una statua avesse indosso gioielli.
-Edward, che mi dici della composizione del minerale?-
Il geologo Edward Wallberg stava appunto esaminando la composizione del minerale estratto dal tempio: – Senza dubbio il minerale è stato utilizzato non solo per la costruzione del tempio, ma le statue stesse ne sono altrettanto composte.-
-Non è marmo nero, quindi?-
-No, ha sicuramente un origine vulcanica, tuttavia ha delle difformità dal marmo. È molto resistente, sono impressionato che siano riusciti a costruire un tempio con questo, oltretutto il suo colore cambia a seconda dell’angolazione della luce e non so come sia possibile.-
Quella sera Giovanni si girava e rigirava nel letto, chiudeva gli occhi e vedeva sempre quella pietra nera brillare con le sue venature rosse come il fuoco.
Nel cuore della notte anime tormentate si aggiravano per le strade della moderna Pompei, tutto il team archeologico andava verso l’area degli scavi, incurante degli ammonimenti dei custodi e dei carabinieri che sorvegliavano gli ingressi.
Giovanni, col resto della folla, si dirigeva ora verso la base del Vesuvio, pronunciando parole che non erano sue:
“Desiderium hominis.”
Una sensazione strana, un desiderio irrefrenabile lì spingeva tutti nella stessa direzione a rompere con estrema facilità il lucchetto dell’ingresso e scendere giù nell’entroterra.
L’unica luce a guidarli era il richiamo della Pietra, sempre più forte. Oltrepassarono l’altare e con le picozze, raccolte da terra distrussero una porta di pietra sigillata, posta dietro l’altare. Si trovarono così di fronte a una grande pietra nera, con venature rosse come il fuoco, emanando una luce sinistra che pervase la stanza.

Un boato scosse il terreno e frammenti della pietra piovvero in mezzo al gruppo di archeologi e tutti iniziarono a raccogliere il minerale luminescente.
Nessuno ebbe memoria di quello che accadde dopo, Giovanni si svegliò in una stanza completamente bianca imbottita.
In principio sentì il panico, non era nella stanza d’albergo. Cosa era successo? Ricordava di non riuscire a dormire, ma come era arrivato lì?

Si sentiva la testa pesante, una flebile luce penetrava da una finestrella posta nella stanza, sicuramente non si trovava a Pompei, eppure non ricordava di essere andato via.
C’era qualcos’altro che lo impensieriva, sentiva come se gli mancasse qualcosa di importante, con cui non poteva vivere: la pietra.
Il suo flusso di pensieri venne interrotto dall’ingresso nella stanza di due persone, un uomo e una donna.
L’uomo, più anziano dell’altra, appariva rilassato e sorridente, mentre la donna sembrava molto più seriosa.
Con loro entrarono due infermieri, che portarono dentro due sedie ed uscirono poi dalla stanza.
I due estranei si avvicinarono a Giovanni e si sedettero di fronte a lui. L’uomo porse la mano e si presentò: -È un vero piacere conoscerla dottor Pezzolini, ho letto alcuni dei suoi pezzi sulla civiltà greca a Siracusa. Io sono il dottor Belisani, direttore di questa struttura.-
-Struttura?-
-Si, quella in cui ci troviamo al momento è una struttura di massima sicurezza per il contenimento di minacce alla sicurezza nazionale.-
-Che genere di minacce?-
-Lei temo, il suo comportamento delle passate 24 ore ha spinto le autorità a portarla qui.-
Giovanni parve più confuso di prima, le informazioni che gli davano erano abbastanza criptiche e cominciò a innervosirsi, chiedendo seccamente: -Mi potete spiegare cosa sta succedendo?-
-A dire il vero speravamo che ce lo spiegasse lei, vede è successo qualcosa alle pendici del Vesuvio la notte scorsa. Lei è l’unico superstite, di cui abbiamo conoscenza ed è stato ritrovato in un tempio recentemente scoperto, coperto di sangue e con questa in mano.-
Non appena Belisani mostrò il frammento della pietra, Giovanni si alzò subito in piedi, il richiamo della Pietra era irresistibile.

-Me la dia!- disse aggressivo.
-Perché? A cosa le serve?-
-È mia!!- rispose l’archeologo avvicinandosi con fare minaccioso.
Il direttore lanciò verso l’angolo opposto della stanza l’oggetto, Giovanni con un vigoroso scatto la precedette e la afferrò al volo, rotolando poi sul pavimento.
I due presenti parvero sbigottiti e senza dire una parola, lasciarono da solo l’uomo a contemplare la pietra.
-Hai visto la velocità e la forza?- domandò il direttore Belisani soddisfatto.
-Direi che mostra gli stessi comportamenti di tutti gli altri soggetti, vuole comunque proseguire?- replicò l’altra preoccupata.
Belisani si fermò e voltatosi verso di lei, le mise una mano sulla spalla e la rassicurò: -So che sei preoccupata Benedetta, ma questa scoperta scientifica potrebbe cambiare la vita del mondo intero, dobbiamo approfondire la conoscenza della Pietra.-
-Temo solo gli effetti collaterali.-
-Porta anche lui al tempio, dobbiamo saperne di più, una volta che avremo le conoscenze potremo stabilire se procedere con lo step successivo. Al lavoro!-
Benedetta si allontanò titubante, mentre il dottore Belisani la guardava andare via, si mise una mano nella tasca per stringere in un frammento della pietra, che si mise a osservare. Era perfetto, pareva una grossa lacrima nera, le cui venature rosse brillavano negli occhi dello scienziato, che ripeté le parole:
“Desiderium Hominis”.









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