Un capello

Loris stava caricando i piatti nella lavastoviglie, sotto la stretta sorveglianza di Fluffy, immobile come una statua di sale e seduta all’ingresso della cucina. La gatta osservava con molta attenzione il suo padrone, che da mesi aveva l’animo tormentato.

Loris aveva perso da poco sua madre, ora era orfano, non aveva più figure di riferimento; non ci sarebbe stato più il Natale, la Pasqua, le cene, con tutti e quattro assieme, ora erano solo lui e sua sorella.

I loro genitori non c’erano più e proprio questo era difficile da affrontare, perché non erano stati preparati. La morte è una cosa che ci coglie tutti, ma come accettare semplicemente che le persone che hai amato non le rivedrai più?

Era la domanda, che aveva fatto a sua sorella alla fine della veglia, al prete quando si erano trovati per un caffè, al poliziotto che lo aveva fermato in stazione mentre tornava a casa, visibilmente devastato ed infine alla psicologa, dove era tornato.

Persone diverse per cui aveva ricevuto risposte differenti.

La sorella, Federica, gli aveva risposto, coi suoi densi occhi scuri gonfi di lacrime: “Lo, ascoltami…non sarà facile…questo lo sapevamo da sempre, ma domani sarà un altro giorno, così saranno le settimane, i mesi e gli anni. Davvero vuoi restare con un solo pensiero fisso per il resto della tua vita? Per favore Lo, non farlo! Promettimelo!”

Il prete, Don Luigi, lo aveva guardato severamente da sopra gli occhiali e dopo aver riflettuto brevemente, aveva risposto: “Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.”

Il poliziotto era rimasto stupito dalla domanda, mettendogli una mano sulla spalla gli rispose: “Chi ha detto che lo deve accettare, lei ci deve convivere, è una ferita che sarà sempre aperta, per sempre”.

Infine la psicologa, Maria, aveva risposto: “E tu che risposta ti sei dato? Io penso che tu lo abbia chiesto a chiunque, tranne che a te stesso. Hai paura della risposta che ti potresti dare?”

Ora era lì, a fissare il pulsante di accensione della lavastoviglie, mentre Fluffly aveva iniziato a miagolare rumorosamente per richiamare la sua attenzione. Loris si voltò verso la sua pecorella da pelo lungo e bianco, che di avvicinava verso di lui con la coda dritta e continuando a belare; lui sorrise, accese la lavastoviglie e seguì la gatta poi in camera.

Lei era l’unica compagnia rimasta a casa, vegliava su di lui, ogni volta che tornava a casa e quando si metteva a dormire, saliva nel letto con lui e stava al suo fianco, in un certo senso leniva il suo senso di solitudine.

La sera successiva, dopo una lunga giornata a lavoro, Loris stava preparando imbandendo la tavola con la cena, aveva preparato zucca al forno con pomodorini e a parte della bresaola.

Una volta seduto tavola, si accorse che tra la zucca c’era un lungo capello, lo guardò stranito, toccandosi i capelli, giusto per rendersi conto se non aveva avuto una ricrescita improvvisa della sua testa rasata; ma poi, gli venne in mente sua madre e iniziò a ridere e piangere, perché ricordava come a cena capitasse ogni tanto che sul suo piatto trovasse un suo capello.

Era il momento in cui sentiva ridere tanto la madre per le sue battute, gli mancava sentire quella risata e forse…quel lungo capello serviva a ricordare a lui, che il suo ricordo avrebbe tenuto vive le persone che aveva amato.

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