Il Gonfaloniere

Matteo Cerchi aveva assunto la carica di Gonfaloniere, vincendo le elezioni del 2017 della Repubblica Toscana e mettendosi alla guida del governo, difatti deteneva un potere enorme, ed essendo anche erede della Corporazione dei Giudici e Notai era venuto a conoscenza infine di un segreto nascosto da tutte queste.

Nel XV secolo le corporazioni presero controllo di una stanza nelle profondità della terra, che solo in missioni autorizzate, poteva essere aperta attraverso 21 serrature, quante erano le corporazioni. Ognuna di loro aveva così una chiave col proprio simbolo, un pezzo del segreto, che rappresentava anche l’alleanza a lungo termine delle Corporazioni.

Nei secoli l’apertura della stanza aveva portato ricchezza e potere alle corporazioni e in parte anche alla Toscana, divenendo uno degli stati più avanzati e potenti al mondo e ciò aveva generato anche invidie…sospetti e…complotti.

Nel tempo, le corporazioni scelsero un basso profilo, per evitare attenzioni indesiderate e tutelare il loro segreto, ma adesso tutto cambiava.

Il Gonfaloniere voleva a tutti i costi impadronirsi del segreto, anche se questo significava andare contro i propri confratelli e proprio con uno di loro stava per iniziare un conflitto serrato.

Il telefono squillava, una mano prese il cellulare e aprì la conversazione, schiacciando sul tasto del vivavoce:

– Eccellenza, a cosa devo la chiamata? –

Il Gonfaloniere Cerchi rispose: – Messer Bardi, in realtà speravo che potessimo parlare di questo di persona, ma visto che ha declinato il mio invito, mi sono sentito in obbligo di fare una telefonata. –

– Addirittura del lei Matteo? –

– Hai cominciato tu Piero – rispose l’altro divertito.

– Touche! Che cosa vuoi? –

– Sai bene che cosa voglio, avremmo potuto discuterne di persona. –

– Come hai fatto con gli altri? Guarda che so come hai ottenuto le chiavi dei Correggiai e dei Vaiai. –

– Io sto chiedendo collaborazione…-

– No! – lo interruppè Piero – Tu stai imponendo obbedienza, non è così che funziona tra di noi e lo sai. –

– La mia carica mi consente qualche mezzo di pressione Piero, ma io non voglio una guerra con le corporazioni. –

– Matteo, non ho risposto per sentire una delle tue supercazzole, il resto di noi sa come muovere le fila, non vorremmo dover usare i nostri mezzi per farti desistere. –

Il Gonfaloniere rise.

– Quello che potete fare è comprare influenza, io esercito un’autorità costituzionale, le tue minacce non mi spaventano. –

– State commettendo un irreversibile errore Eccellenza. –

– Io le lascio 24 ore messer Bardi, confido che la Corporazione dei Corrazzai e Spadai si metterà in riga….-

Piero Bardi chiuse di scatto la telefonata prima di far finire la frase. Era furente, si alzò dalla sedia del suo studio e cominciò a camminare avanti e indietro, dopodiché prese un oggetto dalla scrivania che accese, poi fece una chiamata ad un nome della rubrica.

– Sono io, sta tranquillo la telefonata è criptata. –

– No, è andata male, se non ci mettiamo assieme ci darà la caccia uno a uno. –

– Giovanni? Lui è a Venezia e visto il suo ruolo, prima o poi lo richiamerà. –

– Dovrò lasciare la mia casa, è compromessa, sarà il primo posto in cui verrà a cercarmi. –

– Comincia a sentire i tuoi contatti in Parlamento e mantieni un basso profilo. Ti chiamo se ho bisogno. –

– Anche tu! –

Quella notte, sulle colline della campagna fiorentina, un gruppo di auto sfrecciava verso la casa di Piero Bardi, l’uomo li guardava risalire la collina dalla finestra del suo studio, contò sei veicoli, più di venti uomini probabilmente e sopra di loro li seguiva un elicottero da ricognizione.

Piero non perse tempo, si mise gli anfibi, il giubbotto antiproiettile, prese un coltello da battaglia e la pistola con silenziatore; dopodiché tolse la corrente, andò sul tetto e armò una torretta automatica. Mandare uomini armati da chi produce di mestiere armi era l’idea più stupida a cui si poteva pensare, riflettè scuotendo la testa.

Raggiunse il soppalco, piazzando una granata claymore sulle scale, in modo da sapere se si avvicinasse qualcuno, dopodiché si mise in postazione di tiro con un fucile di precisione di sua progettazione; dalla finestra poteva vedere direttamente la strada che portava alla sua casa.

I veicoli si avvicinavano, grossi fuoristrada neri, puntò sul primo veicolo, mirò verso la calandra del cofano, attese ancora un momento e sparò un colpo che trapassò la calandra e colpì il motore, mettendo fuori uso il veicolo. Gli uomini uscirono subito dal veicolo, mentre gli altri si arrestarono.

I veicoli cambiarono percorso, facendo il giro intorno, mentre l’elicottero avanzava sopra la casa. Piero attivò la torretta, che cominciò a sparare raffiche di proiettili al velivolo che fu colpito in pieno, i piloti cercarono di mantenere il controllo ma il mezzo si schiantò sul giardino della villa.

L’uomo cambiò posizione, posizionò altre claymore nei vari punti di ingresso e alle finestre del piano terra, non poteva tenere quel piano, si spostò al primo e attese.

Boom!

Almeno due o tre granate claymore esplosero, gli uomini del gonfaloniere avanzarono dalla stessa posizione, ne vide una decina muoversi nel salone d’ingresso, si davano segnali sulle posizioni da prendere, le stanze da controllare, ne vide due andare verso la scala del soppalco.

Boom!

Gli uomini imprecarono, il comandante li zittì, le granate avevano fatto il loro dovere, ora toccava a lui, aprì un passaggio nel muro e scivolò dentro, stanza per stanza lì osservava, colpiva chi rimaneva solo, si nascondeva.

In dieci minuti erano rimasti solo in nove, il numero giusto per scivolare fuori senza essere visto, guardare la propria casa e farla saltare in aria.

Piero rimase un momento lì a guardare le fiamme coprire l’abitazione, il Gonfaloniere non lo avrebbe trovato per un po.

– Il prezzo di una chiave.- si disse, guardando la sua brillare sotto la luce delle fiamme.

Lascia un commento

Mi chiamo Lorenzo

Benvenuto su Bertini Scrittore, un angolo tranquillo della grande biblioteca digitale, che puoi trovare in rete. Leggi, immagina e trova ispirazione, perché scrivere è per tutti!